Il Nobel per la Medicina 2023 a Karikó e Weissman, celebrando la ricerca in campo immunologico per il Covid-19: è la seconda volta che viene premiato un vaccino.

Nel 2023, il mondo scientifico e medico assegna il Premio Nobel per la Medicina a due scienziati, Katalin Karikó e Drew Weissman, meriti di aver rivoluzionato il campo della medicina nel settore della vaccinologia e della terapia genica. Katalin Karikó e Drew Weissman hanno avuto un ruolo centrale per lo sviluppo dei vaccini a mRNA messaggero, che hanno reso possibile la creazione dei vaccini anti COVID-19.

Katalin Karikó e Drew Weissman

Katalin Karikó e Drew Weissman

Questa scoperta ha rivoluzionato la comprensione di come l’RNA messaggero interagisca con il sistema immunitario ed ha permesso la rapida creazione di un vaccino diretto contro una delle più grandi minacce alla salute umana dei tempi moderni.

Katalin Karikó ha condiviso nel video di celebrazione del Nobel una curiosa aneddoto riguardante sua madre, che ogni ottobre le diceva di sentire alla radio che potrebbe vincere il Nobel. Nonostante le sue riserve, Karikó ha condiviso un momento affettuoso in cui sua madre insisteva sul fatto che il duro lavoro della figlia avrebbe portato a tale riconoscimento. Drew Weissman ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra loro due nella ricerca sui vaccini a RNA messaggero, definendo il Nobel come il premio più importante per uno scienziato e un incredibile onore.

Katalin Karikó, di origini ungheresi e 68 anni, è diventata la 13ª donna nella storia a ricevere il Nobel per la Medicina, in compagnia del suo collega americano Drew Weissman. Nel 2021, avevano già ricevuto un premio Breakthrough, noto come l’Oscar della scienza, per lo stesso contributo alla ricerca che oggi è stato riconosciuto dalla Fondazione Nobel.

L’inizio della carriera di Katalin Karikó è stato segnato da sfide significative. Nata in Ungheria e cresciuta in condizioni di estrema povertà, ha intrapreso i suoi studi nel suo paese d’origine. Tuttavia, a causa delle difficoltà finanziarie che affliggevano la ricerca scientifica in Ungheria, ha deciso di cercare opportunità migliori negli Stati Uniti. Inizialmente, anche nel nuovo contesto americano, i suoi studi sull’RNA non erano adeguatamente apprezzati.

Nel 1985, Karikó si è trasferita negli Stati Uniti, dove ha iniziato a lavorare presso la Temple University di Filadelfia e successivamente all’Università della Pennsylvania. Qui, ha focalizzato la sua attenzione sull’impiego dell’RNA come agente terapeutico e sul miglioramento delle sue caratteristiche immunogeniche. La sfida principale che ha affrontato è stata quella di superare la risposta infiammatoria innescata dall’RNA esogeno, un ostacolo cruciale per l’applicazione terapeutica.

È nel 1997 che il destino di Katalin Karikó ha incontrato quello di Drew Weissman, un esperto di immunologia presso l’Università della Pennsylvania. L’incontro casuale avvenne in una fila alla fotocopiatrice, ma questo incontro informale si è rivelato fondamentale per il futuro della medicina. Weissman stava lavorando su un possibile vaccino contro l’AIDS e ha condiviso con Karikó un’idea rivoluzionaria: rendere l’RNA più stabile, rendendolo utilizzabile per scopi terapeutici.

Con tenacia e dedizione, Karikó e Weissman hanno collaborato per sviluppare una metodologia innovativa. Nel 2005, hanno pubblicato un lavoro pionieristico che descriveva modifiche chimiche specifiche ai nucleosidi, gli elementi costitutivi dell’RNA, capaci di evitare la risposta immune. Hanno scoperto che un tipo di RNA cellulare, chiamato RNA transfer, non scatenava la risposta immunitaria a causa di una base modificata denominata pseudouridina. Applicando questa scoperta agli mRNA sintetici, hanno dimostrato la possibilità di introdurre tali mRNA nelle cellule per guidare la sintesi di proteine senza innescare l’immunità innata.

La seconda volta per un “vaccino” nella storia del Nobel Prize

Questa è la seconda volta nella storia del Nobel per la Medicina in cui viene premiato un vaccino. Prima dell’RNA messaggero che ha reso possibile il vaccino anti COVID-19, nel 1951 fu premiato Max Theiler per aver sviluppato il vaccino contro la febbre gialla. Tra i 113 Premi Nobel per la Medicina assegnati dal 1901, sette si riferiscono a scoperte relative al funzionamento del sistema immunitario.

La scoperta rivoluzionaria ha aperto la strada all’uso degli mRNA come potenti agenti terapeutici. La pandemia di COVID-19 è stata il banco di prova definitivo per il loro metodo, che era stato studiato sin dagli anni ’80. Grazie agli sforzi di Karikó e Weissman, sono stati sviluppati vaccini altamente efficaci contro il SARS-CoV-2, che hanno contribuito a salvare milioni di vite in tutto il mondo. Secondo l’EMA (Agenzia Europea dei Medicinali), sono stati salvate ben 20 milioni di vite grazie all’utilizzo di questi vaccini.

L’eredità di Katalin Karikó e Drew Weissman non si limita solo alla lotta contro il COVID-19. Le potenzialità della loro tecnologia si estendono alla terapia genica e ai promettenti vaccini contro il cancro. Grazie alla loro determinazione e alla loro ricerca innovativa, il mondo della medicina ha compiuto un passo avanti significativo nella lotta contro le malattie infettive e genetiche, aprendo nuove possibilità terapeutiche che cambieranno il corso della storia medica.



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