La curcumina è un derivato industriale che contiene inevitabilmente residui di solventi tossici e, in alcuni casi, l'aggiunta di alluminio.

I coloranti alimentari sono classificati in due macrocategorie: artificiali, prodotti in laboratorio con sintesi chimica, e naturali. In questa panoramica, ci concentreremo su un colorante che rientra nella categoria naturale, ossia la curcumina gialla, identificata anche come E100.

Questo pigmento, tuttavia, svela aspetti meno incolpabili di quanto potrebbe sembrare. L’industria, per esempio, spesso aggiunge alluminio alla curcumina prima di integrarla in vari alimenti, ma di tale aggiunta non vi è traccia nella lista degli ingredienti, un dettaglio degno di approfondimento. La curcumina è regolamentata nell’Unione Europea da normative che disciplinano l’utilizzo di sostanze alimentari e trova impiego non solo in ambito culinario ma anche in settori come la farmaceutica, la cosmesi e il tessile.

La curcumina è, infatti, un derivato industriale che contiene inevitabilmente residui di solventi tossici e, in alcuni casi, l’aggiunta di alluminio. Questa consapevolezza ci spinge a privilegiare cibi freschi e conservati naturalmente, limitando il consumo di prodotti contenenti additivi e coloranti, per preservare la nostra salute e la qualità della nostra alimentazione.

Contrariamente a quanto l’immagine associata alle parole chiave “curcumina E100” possa suggerire, essa mostra la radice fresca del tubero di curcuma accanto al suo derivato in polvere ottenuto dalla semplice essiccazione. Tuttavia, questa rappresentazione risulta fuorviante poiché la curcumina, estratta industrialmente dalla radice mediante solventi chimici, è una sostanza diversa dalla radice o dalla sua polvere non sottoposta a trattamenti chimici.

Estrazione della curcumina

La curcumina, identificata con il codice E100 e nota anche come C.I. 75300, è una sostanza dalla vivace tonalità gialla che si trova nella curcuma (Curcuma Longa), una pianta tropicale originaria dell’incantevole India. Appartenente alla stessa famiglia dello zenzero, con il quale condivide un profumo avvolgente, la curcumina è protagonista di una storia antica e apprezzata.

La sua forma attiva, denominata Curcumina, si concentra nel rizoma della curcuma, con una percentuale che oscilla tra lo 0,3% e lo 0,6%. Questa sostanza, celebrata in Asia e ben conosciuta in diverse parti del mondo, non solo si distingue come condimento per le pietanze, ma brilla anche per le sue notevoli proprietà terapeutiche, particolarmente quelle legate agli effetti antiossidanti e antinfiammatori.

Da un punto di vista chimico, la curcumina è classificata come diarileptanoide, una varietà di polifenolo. Il suo processo di estrazione avviene attraverso l’utilizzo di solventi, e dopo un accurato processo di purificazione, si manifesta in cristalli di un arancio-giallo brillante, che catturano l’immaginazione tanto quanto il suo profilo aromatico.

La storia tradizionale della curcumina si intreccia con usi poliedrici: dall’antica pratica indiana di tingere il cotone con questa sostanza, al suo impiego, insieme ad altre spezie, nella creazione di salse e nella composizione della celebre polvere di curry. In Italia, la curcumina trova spazio nella tavola come ingrediente colorante per mostarde, dadi da brodo e minestre in scatola o in busta, conferendo loro una nota cromatica distintiva.

Nonostante la sua lunga storia di utilizzo, è importante notare che la curcumina, considerata attualmente innocua, ha suscitato in passato alcune preoccupazioni riguardo alla sua possibile genotossicità. Tuttavia, la sua presenza come additivo è regolamentata con attenzione e la dose accettabile giornaliera (ADI) è stabilita a 3 mg/kg al giorno.

È tossica?

Le guide sugli additivi alimentari comunemente classificano la curcumina come innocua a differenza di altri additivi. Tuttavia, la presenza di curcumina si estende a vari prodotti alimentari, come pane, biscotti, caramelle, creme dolci, cereali per bambini e persino cibi in scatola per animali. È utilizzata anche nei farmaci in polvere, ma con la sola funzione di colorante.

Il problema principale riguarda la sua estrazione, che coinvolge l’uso di solventi tossici come esano, etanolo, diclorometano o propanolo 2, noti per la loro tossicità acuta. Secondo i regolamenti dell’Unione Europea, la curcumina deve contenere meno di 50 milligrammi di residui di solventi chimici nel prodotto finale, con limiti ancora più stringenti per sostanze particolarmente tossiche come il diclorometano.

Ulteriori analisi della scheda tecnica nel Regolamento UE N°231 del 2012 rivelano che nel prodotto finale persistono piccole percentuali di metalli pesanti tossici come arsenico, piombo, mercurio e cadmio, derivanti dal terreno di coltivazione della curcuma. Questi residui sono inevitabili e, in parte, riflettono la presenza di metalli tossici nell’acqua potabile. Quando ci imbattiamo nella dicitura “colorante curcumina E100” sui prodotti alimentari, non stiamo necessariamente introducendo la curcuma nel nostro organismo.

Emerge la questione dell’alluminio aggiunto come pigmento alla curcumina. Tale aggiunta mira a produrre lacche di alluminio, utilizzate in vari settori, per conferire brillantezza ai colori e resistenza a umidità e calore. Secondo il Regolamento UE 231, la quantità di alluminio può raggiungere il 30% del totale del colorante.



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