Le difficoltà e i disturbi del linguaggio sono condizioni che possono essere temporanee o permanenti e riguardano la capacità di elaborare e articolare parole e frasi. Questi problemi possono colpire sia adulti che bambini e includono disturbi dell’articolazione, del ritmo e della voce, e possono interessare sia la composizione del messaggio (scelta delle parole e dei significati) che l’espressione (disturbi dell’apparato fonatorio).

L’età di tre anni rappresenta una sorta di spartiacque tra i bambini definiti “parlatori tardivi” e quelli con un probabile disturbo del linguaggio. Nel 5-7% della popolazione, il disturbo persiste dopo i tre anni e, in questi casi, è raro che ci sia un recupero spontaneo delle abilità linguistiche attese entro l’età scolare.

Pertanto, anche se la diagnosi può essere fatta intorno ai quattro anni, è importante intervenire tempestivamente, soprattutto se si osservano difficoltà nella comunicazione e nella comprensione. La presenza di una produzione verbale che non è ancora adeguata rispetto ai parametri dello sviluppo tipico deve essere necessariamente valutata da un professionista.

Alcuni segnali di allarme da considerare sono i seguenti:

  • A 12 mesi: difficoltà di comprensione e mancata comparsa delle prime parole;
  • A 24 mesi: difficoltà di comprensione e vocabolario fortemente limitato (inferiore a 10 parole);
  • A 30 mesi: difficoltà di comprensione e vocabolario con meno di 50 parole, assenza di combinazioni di due parole per esprimere richieste/bisogni (ad esempio, “voglio pappa!”);
  • Dopo i 30 mesi: difficoltà di comprensione e assenza di frasi, anche semplificate.

Quali malattie possono essere associate alle difficoltà del linguaggio? Le principali patologie correlate a questo problema includono aprassia, autismo, botulismo, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), cancro della bocca (cancro orale), cancro della laringe, cefalea, demenza senile, disartria, emicrania, ictus, labbro leporino, malattia di Alzheimer, malattia di Huntington, palatoschisi, polipi alle corde vocali, sclerosi laterale amiotrofica, sclerosi multipla e sindrome di Down. È importante sottolineare che questo elenco non è esaustivo e che è sempre consigliabile consultare il proprio medico di fiducia in caso di persistenza dei sintomi.

Per quanto riguarda i rimedi contro le difficoltà del linguaggio, è fondamentale identificare l’origine che scatena il disturbo. Alcuni problemi possono essere di lieve entità, modesti e temporanei e non richiedono alcun trattamento specifico. Quando le difficoltà sono permanenti, è necessario intervenire con una terapia del linguaggio. Il neurologo e il logopedista possono individuare il programma terapeutico adeguato, che prevede esercizi specifici (come respirazione, fonazione e memorizzazione) in base alla patologia e alle capacità di espressione del paziente.

Segnali dei disturbi del linguaggio

Come si manifesta un disturbo del linguaggio? La valutazione e la diagnosi avvengono tramite l’osservazione del bambino e l’utilizzo di test che valutano il suo sviluppo complessivo al fine di verificare o escludere la presenza di cause specifiche. Prima dell’intervento di uno specialista, è possibile individuare alcuni segnali di un possibile disturbo del linguaggio sia nell’area del linguaggio espressivo che del linguaggio recettivo.

Linguaggio espressivo

Si tratta della capacità del bambino di parlare ed esprimersi in modo corretto e completo rispetto alla sua età cronologica. L’apprendimento del linguaggio è un processo complesso che comporta anche degli errori, ma che evolve costantemente fino al raggiungimento di ogni fase prevista. Tuttavia, quando ciò non avviene, è importante indagare le cause per individuare eventuali disturbi del linguaggio.

Alcuni segnali di disturbo del linguaggio possono includere:

  • Difficoltà a livello fono-articolatorio, ovvero l’emissione incorretta dei suoni: i bambini in fase di apprendimento del linguaggio spesso commettono errori nell’articolazione dei suoni, come ometterli, sostituirli o modificarli (“pugna” invece di “spugna”, “lana” invece di “rana”, “sciuscio” invece di “ciuccio”). Se questi errori persistono anche oltre l’età in cui dovrebbero essere superati, potrebbero indicare un disturbo del linguaggio.
  • Capacità di esprimersi attraverso il linguaggio, ma in modo atipico rispetto all’evoluzione normale della morfosintassi: frasi semplificate o mancanti di elementi fondamentali come verbi, congiunzioni, articoli, o formalmente scorrette (“mela piace io” invece di “mi piace la mela”). Anche questa forma di deficit espressivo, presente in un’età in cui il linguaggio dovrebbe aver raggiunto complessità e correttezza formale, potrebbe indicare un disturbo del linguaggio.

Questi due esempi possono anche manifestarsi indipendentemente l’uno dall’altro: un bambino potrebbe avere una corretta articolazione dei suoni ma continuare a esprimersi in modo atipico, o viceversa.

Linguaggio recettivo

Ci troviamo nell’area della comprensione del linguaggio che, in presenza di disturbi del linguaggio, può risultare deficitaria e associata a difficoltà nel linguaggio espressivo.

Alcuni segnali di disturbo del linguaggio in quest’area possono includere:

  • Difficoltà a comprendere parole e costrutti sintattici complessi e a seguire istruzioni.
  • Difficoltà a memorizzare parole (e quindi ad ampliare il vocabolario a disposizione) rispetto ai bambini della stessa età.
Il trattamento riabilitativo dei disturbi del linguaggio

La riabilitazione dei disturbi del linguaggio inizia con una valutazione foniatrica e/o logopedica, oltre all’esclusione di cause che possono determinare il disturbo.

Il clinico che individua e diagnostica un disturbo del linguaggio identifica le difficoltà nel linguaggio espressivo e ricettivo e, dalla valutazione, emergono:

  • Gli obiettivi del trattamento (fonetici, fonologici, sintattici, lessicali).
  • Le indicazioni operative per stimolare il linguaggio in base agli obiettivi programmati, sia durante il percorso in studio che tramite l’allenamento a casa e a scuola, con l’aiuto e il supporto dei genitori e delle figure educative coinvolte.

Sintomi dei disturbi del linguaggio

È importante sottolineare che il disturbo specifico del linguaggio non riguarda solo il linguaggio parlato, ma anche quello gestuale, scritto e iconico.

I bambini con questo disturbo incontrano difficoltà non solo nell’espressione, ma anche nella comprensione del linguaggio.

Le caratteristiche che permettono di identificare il disturbo specifico del linguaggio includono:

  • Lessico ridotto e poco sviluppato.
  • Incapacità di organizzare le parole in frasi con significato completo.
  • Incapacità di applicare regole morfologiche, sintattiche e grammaticali nel discorso.
  • Difficoltà nella produzione o imitazione dei suoni.
  • Difficoltà nella comprensione di messaggi articolati e istruzioni.

Tuttavia, non è detto che un bambino che presenta queste caratteristiche sviluppi necessariamente un disturbo specifico del linguaggio. Se un bambino presenta una o più di queste caratteristiche dopo i tre anni di età, è consigliabile approfondire ulteriormente l’indagine.

Criteri diagnostici

La prima fase della diagnosi consiste nell’analisi dello sviluppo psicomotorio del bambino per escludere che il disturbo del linguaggio sia causato da un disturbo o un ritardo nello sviluppo.

Successivamente, gli specialisti somministrano test standardizzati per valutare le capacità comunicative del bambino, sia nell’espressione che nella comprensione.

Questi test includono:

  • L’osservazione attenta del linguaggio spontaneo del bambino durante le attività quotidiane e naturali.
  • La valutazione delle diverse componenti linguistiche come il lessico, la grammatica, la capacità di riprodurre determinati suoni e la capacità di descrivere la realtà.

Per garantire l’efficacia del percorso riabilitativo, è fondamentale iniziare il trattamento il prima possibile.

Pertanto, nonostante la diagnosi venga solitamente effettuata intorno ai tre anni di età, è consigliabile avviare il percorso già a partire dai due anni, valutando i prerequisiti necessari per la diagnosi.

Terapie

La logopedia rappresenta il trattamento principale per il disturbo specifico del linguaggio. Durante la terapia, vengono proposti al bambino degli esercizi volti ad allenare e sviluppare le sue capacità grammaticali, lessicali e comunicative sia nella comprensione che nell’espressione.

Un ulteriore supporto nel trattamento del disturbo specifico del linguaggio è rappresentato dal cosiddetto Parent Training, in cui i genitori svolgono un ruolo attivo proponendo al bambino degli esercizi specifici, seguendo le indicazioni degli specialisti.



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