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Endoarteriectomia Carotidea

Carotide
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Endoarteriectomia Carotidea
Ultima modifica di Redazione

L’endoarteriectomia della carotide (CEA) è un intervento chirurgico che si esegue per prevenire un infarto embolico in soggetti con patologia ateromasica alla biforcazione della carotide.

Vi sono importanti evidenze che spingono all’intervento chirurgico precoce nei soggetti sintomatici, raccomandato entro 2 settimane dall’ultimo disturbo neurologico. Si tratta di un tipo particolare di intervento per la tempistica, è possibile che dal momento della decisione all’atto operatorio non passi molto tempo e l’anestesista si confronti col paziente ad alto rischio con poco tempo per la preparazione preoperatoria.

La CEA è un intervento chirurgico profilattico

L’intervento può essere eseguito in anestesia locale o generale. Lo shunt della carotide può offrire una protezione cerebrale ma comporta esso stesso dei rischi: non è dimostrato che il ricorso allo shuntporti ad una riduzione della morbilità e della mortalità. L’inserimento di uno shunt carotideo si basa su una scelta esclusivamente  clinica, sul monitoraggio neurologico nel soggetto sveglio e sull’uso di un monitor di perfusione cerebrale. Non esiste un monitoraggio ideale della perfusione cerebrale nel paziente sottoposto ad anestesia generale. Sia nel periodo intraoperatorio che postoperatorio, si possono manifestare cambiamenti emodinamici drammatici che possono compromettere la circolazione cerebrale o cardiaca.

Un’intervento non troppo banale


Si possono presentare ipotensione postoperatoria con possibile compromissione della perfusione miocardica e cerebrale e l’ipertensione grave può causare iperperfusione cerebrale. La CEA può apportare vantaggi rilevanti, ma gli interventi da cui possiamo trarre il massimo vantaggio da quest’intervento rappresentano anche la maggiore sfida per l’anestesista.

L’endoarterectomia carotidea (CEA) è stata utilizzata con successo nel trattamento delle lesioni stenosanti della biforcazione carotidea per oltre 50 anni e numerosi trial clinici randomizzati come il NASCET (North American Symptomatic Carotid Endarterectomy Trial), l’ACAS (Asymptomatic Carotid Atherosclerosis Study) e l’ECST (European Carotid Surgery Trial) ne hanno dimostrato l’efficacia in pazienti sintomatici ed asintomatici raggiungendo una percentuale di complicanze perioperatorie inferiori al 3%, anche se gravi.

L’endoarterectomia carotidea è la procedura chirurgica più frequentemente eseguita per la prevenzione dell’ictus. Solo nel 2003 sono state effettuate più di 117.000 procedure di EAC.

L’obiettivo del trattamento chirurgico è quello di rimuovere la placca ateromasica insieme ai relativi residui e grumi. L’intervento viene definita endoarteriectomia (o endoarterectomia) carotidea in quanto prevede la rimozione della parte interna dell’arteria (parete intima e parte della media), chiamata endoarteria. Il termine”ectomia” significa “togliere”.

Riduzione del rischio di ictus

Dopo l’esecuzione della procedura, il rischio di andare incontro ad ictus scende al 9% contro il 26% dei soggetti che non ricorrono alla terapia chirurgica.



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