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Lombalgia, cura e trattamento del dolore alla zona lombare della schiena

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Lombalgia, cura e trattamento
Ultima modifica di Redazione


La lombalgia è un disturbo che, se insorge in modo acuto può dare dolore molto intenso. Sta di fatto che può insorgere anche in modo progressivo, spontaneo o in seguito a sforzi improvvisi o danno prolungato nel tempo.

La lombalgia acuta, nella maggior parte dei casi, guarisce da sola, solitamente nelle sei settimane ma, se non viene ben curata, può degenerare in lombalgia cronica: la differenza sta proprio nel tipo di trattamento da intraprendere e cura da mantenere.
I trattamenti farmacologici e l’aiuto della fisioterapia sono la base per la cura della lombalgia.

Il dolore lombare

E’ caratterizzato da una serie di fitte ed impossibilità di movimento che si accentuano in posizione eretta o seduta se sotto sforzo. Uno dei problemi più frequenti è l’impossibilità o la difficoltà nei movimenti, rendendo il disturbo limitante per qualsiasi attività lavorativa, anche sedentaria.


Alcune volte, poi, il disturbo si accentua proprio in posizione seduta se costretti a rimanere seduti per molto tempo e si attenua solo cambiando postura frequentemente per ridurre il carico sulla colonna vertebrale.

Il dolore lombare, che a volte interessa anche una gamba se colpisce il nervo sciatico, se acuto non dura più di tre mesi, indipendentemente se è la prima volta che si viene colpiti o si tratta di una recidiva,
mentre quello lombare cronico non riguarda più del 5% dei casi.

Maledetto mal di schiena

Il mal di schiena è una esperienza che interessa tutti più di una volta nella vita, addirittura più di una volta l’anno per quasi il 20% della popolazione europea. Il mal di schiena è un problema che, mettendo in apprensione il paziente, interessa in poco tempo il medico internista di famiglia, il medico ortopedico, a volte il neurochirurgo.


Inutile dire che il dolore lombare è una delle cause più frequenti di ricorso al trattamento chirurgico con elevato costo sociale. Se poi consideriamo che spesso il dolore lombare non viene trattato in modo ottimale, anzi spesso in modo errato, salta alla mente del lettore l’importanza della lettura, dell’informazione sanitaria e della prevenzione. Se soffri di dolore lombare non esitare a continuare la tua documentazione, non solo su internet, rivolgiti ad uno specialista, anche più di uno: ma niente paura, le informazioni che trovi su questa pagina sono più che esaustive. Non resta che metterti comodo e leggere tutti i consigli e le procedure, anche chirurgiche, che trovi qui in basso.

E’ comune notare che alcuni pazienti mantengono un limite riduttivo nelle loro attività nonostante le cure o in seguito a chirurgia spinale, anche come conseguenza di consigli popolari o trattamenti medici. Informarsi è fondamentale, quanto individuare correttamente la diagnosi. Anche un ricovero ospedaliero può essere vano se non si procede con gradualità e i giusti tempi.
Bisogna riconoscere (prima ancora che trattare) tempestivamente la lombalgia acuta, non tanto perché è la più semplice e facilmente correggibile, quanto per il fatto che le ricomparse o il peggioramento dopo le prime settimane comporta una serie di recidive piuttosto spiacevoli che convengono verso la cronicizzazione.

Una corretta diagnosi

Fare uno screening diagnostico, anche approfondito, per la lombagia, è veeramente difficile, se non improponibile: solo nel 15% dei casi abbiamo la diagnosi corretta. Per questo il trattamento parte proprio dal medico di famiglia e non dallo specialista, perché si cerca di capire gradualmente il decorso del dolore, la sua attenuazione, scomparsa, riacutizzazione.

Il dolore viene geralmente percepito come urente o gravativo-trafittivo, associato a formicolii, riduzione della percezione del tatto, della forza o del movimento degli arti inferiori.

Nella seconda ipotesi, può degenerare in vasculopatie periferiche, coliche renali, ernie inguinali, contratture o strappi muscolari, neoplasie addominali e del piccolo bacino, ma non per questo al primo segno di dolore bisogna correre dal medico.

Quando rivolgersi al medico?

La lombalgia è talmente comune che erroneamente  viene autocurata, spesso erroneamente. Vi sono invece alcune avvisaglie che consiglierebbo ad una consultazione medica come:

  • dolore con diminuzione della forza alle gambe;
  • formicolii alle gambe o nella zona del bacino;
  • nessuna efficacia farmacologica.

Le indagini diagnostiche che costituiscono il gold standard sono TAC e RMN, quelle secondarie sono radiografia ed elettromiografia. Il medico saprà quando conviene consultare uno specialista e se conviene per prima cosa sottoporsi ad analisi approfondite. Anche se secondaria, l’elettromiografia ad esempio può tornare utile all’ortopedico se i sintomi non regrediscono o addirittura al neurologo se il dolore si associa a disturbi neurologici importanti (ritenzione d’urina con globo vescicale con cauda equina), inoltre si rende di primo livello se si riscontrano difficoltà, paralisi al piede, difficoltà a stare in piedi o sui talloni.

Procedure diagnostiche di interesse medico

Lo specialista, in prima visita, può fare alcuni test neurologici come:

  • valutazione della sensibilità al tatto lieve del lato interno (L4), dorsale (L5), e laterale (S1) del piede;
  • manovra di Lasegue;
  • manovra di Wasserman;
  • valutazione della validità degli estensori del piede e forza flessoria;
  • valutazione dei riflessi achillei e patellari.

Questi rapidi test (che nel 90% dei casi vengono eseguiti non solo in prima visita privata ma anche in pronto soccorso dopo una caduta improvvisa e senza motivo ad esempio), costituiscono l’esame neurologico che è in grado di diagnosticare in modo esatto l’interessamento radicolare.

La sindrome caudale si accompagna sempre a disturbi vescicali, di ritenzione urinaria e stazione eretta. Nella cruralgia, durante il primo mese, non vengono eseguiti esami diagnostici perché spesso il paziente riprende spontaneamente la propria deambulazione.

Il paziente ben aggiornato è a conoscenza del fatto che:

  • la radiografia standard non è di alcun aiuto nei casi generalizzati;
  • l’esame radiografico non è utile nell’identificazione della patologia neurologica radicolare, la patologia spinale neoplastica e infettiva, le stenosi del canale;
  • non è generalmente necessario (salvo specificato) procedere all’esecuzione della radiografia entro i primi tre mesi di dolore lombare.

Quando andare dallo specialista?

Dopo l’accertamento diagnostico con TAC o RMN. Il fisiatra è lo specialista consigliato se non vi sono peggioramenti della sintomatologia, anche se è stata diagnostica l’ernia discale.

Come curare la lombagia

Il riposo a letto riduce il periodo di malattia e le recidive. Per riprendere la vita attiva senza strascichi bisogna stare a riposo assoluto, ma il prolungato riposo a letto e la limitazione delle attività quotidiane determinano ipotonia muscolare e debolezza e sembrano favorire l’invalidità. Quindi il periodo di riposo assoluto deve essere limitato a massimo 1-3 giorni anche se si tratta di una sciatica.

La ripresa, che deve essere graduale, necessita di costanza: dopo le due settimane si deve ricomincia re a camminare, andare in bicicletta, senza troppi sforzi. Anche il nuoto è ottima come cura soprattutto per rinforzare il dorso.

I trattamenti farmacologici

I farmaci di primo approccio sono gli antinfiammatori non steroidei associati a paracetamolo (soprattutto per i minori effetti collaterali rispetto ai fans) ma il periodo deve essere limitato.

I farmaci nella lombalgia cronica sono differenti nella prima scelta, preferendo antidolorifici ad azione centrale come il tramadolo o gli oppioidi leggeri come codeina.

Se la terapia farmacologica non da uno spettro efficace per il controllo del dolore, si può ricorrere ad infiltrazioni nei punti dolenti, ovviamente di competenza specialistica.

L’efficacia della cura non è universale, varia da paziente a paziente, perché la percezione del dolore è soggettiva, il punto in cui l’articolazione varia anche se di poco interessando la zona sciatica o la colonna, inoltre il sovrappeso non è di certo un alleato nel riprendere l’esercizio fisico: scendere in modo ponderale di 2-3 kg è consigliato.

Le migliori terapie sono quelle combinate, quindi non bisogna prendere decisioni personalistiche.

L’intervento chirurgico

La chirurgia lombare tradizionale consiste nel raggiungere la radice nervosa irritata dall’ernia e liberarla dalla compressione. Si tratta di un intervento di chirurgia tradizionale che era demolitiva, preservando la struttura ossea senza il sacrificio di una lamina e del processo articolare.

La chirurgia del rachide è quindi il trattamento consigliato per la cura della lombalgia, ma non è esente da complicanze. Nonostante le statistiche delle complicanze extra-operatorie non sono superiori al 6-15%, bisogna considerare che i rischi esistono, come i danni alle radici nervose, le complicanze vascolari immediate o tardive e l’instabilità vertebrale.

Scegliere l’intervento chirurgico è la conclusione di un percorso valutativo tra la sintomatologia riferita dal paziente, il quadro clinico obiettivo e la diagnosi strumentale. Inoltre il periodo di dolore acuto deve essere superiore al mese e mezzo, persistente nonostante i farmaci, l’intervento del fisiatra.

Le tecniche chirurgiche tradizionali possono essere anche di tipo percutaneo, come la coblazione, la chemionucleolisi (che comporta l’utilizzo di mezzi chimici), la nucleoaspirazione, il trattamento laser.

Queste tecniche sono praticabili in day surgery, senza anestesia generale: serve a ridurre la compressione sulla radice nervosa riducendo il volume dell’ernia, sono utili soprattutto nei pazienti giovani con protrusioni discali che possono degenerare con l’età avanzata.



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