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Cardiomiopatia

Una malattia progressiva e cronica del cuore, che parte dall'ispessimento della parete sino alla riduzione della cavità cardiaca con diminuita capacità sistolica.

Cuore
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Cardiomiopatia
Tempo di lettura: 2 minuti di Redazione

La cardiomiopatia è un termine generico con cui si indica una malattia del muscolo cardiaco generalmente dovuta a dei processi degenerativi.


La cardiomiopatia dilatativa è caratterizzata da una dilatazione del ventricolo con perdita della funzione contrattile della muscolatura. Il danno della cardiomiopatia è conseguente a svariati fattori che possono essere di origine farmacologica, alcol, da malattia neuromuscolare, difetti metabolici, anche se il più delle volte è idiopatica (possibili fenomeni autoimmunitari?). Dal punto di vista clinico la principale caratteristica della cardiomiopatia è data dalla cardiomegalia con assottigliamento e riduzione della motilità delle parete ventricolari.

Con il passare del tempo, infatti, si instaura un quadro di scompenso cardiaco complicato che, nelle fasi più complicate da sintomi come:

  • aritmie iper e ipocinetiche,
  • angina pectoris,
  • embolie.

Prognosi della cardiomiopatia dilatativa

La prognosi è generalmente grave o molto grave, con limitate risorse terapeutiche, solo in casi eccezionali è prospettabile un’ipotesi di trapianto cardiaco. La cardiomiopatia ipertrofica è una forma nella quale la cardiomegalia deriva da una condizione di ipertrofia non associata alle condizioni tipiche che sono responsabili di tale quadro cronico, con ipertensione cardiaca e stenosi aortica.

Rimane intatta la funzione di pompa del cuore, soprattutto nelle fasi iniziali, ma la patologia irrigidisce le pareti muscolari cardiache e riduce il volume della cavità cardiaca: in questo modo vi è un aumento della pressione a monte, che partendo dall’atrio sinistro passa al circolo polmonare.
Il quadro clinico, in questo caso, è ugualmente cronico e tipico dello scompenso cardiaco, con sovraccarico polmonare da dispnea, aritmie che risultano fatali nella fase terminale della malattia.

Vengono spesso riconosciute cause ereditarie nella cardiomiopatia, con una terapia concentrata sul controllo della patologia (per la riduzione della progressione) che nella risoluzione della stessa, spesso vana.


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