Vivere con il diabete in Italia, fra diagnosi, malattia e cronicizzazione

In Italia, ogni anno viene diagnosticato il diabete a quasi 300 mila persone, quasi 70-80 mila persone soffrono di attacchi di cuore (per l’influenza del diabete), circa 20 mila persone di insufficienza renale. Quasi 5-6 mila persone subiscono ogni anno l’amputazione di un arto e quasi un milione di persone in Italia non sa di averlo, attualmente non riceve alcun trattamento.

La crescita esponenziale del diabete

Il problema principale della crescita di questa patologia cronica invalidante è incentrato soprattutto nella gestione dei costi sanitari e sociali, con la stima, nei prossimi anni, che le aziende ospedaliere faranno molta fatica a gestire questa incidenza.


Ovviamente non si tratta di un problema solo italiano potendo notare, a livello mondiale, un incremento sostanziale del diabete di tipo 1 e dell’obesità infantile. Anche il diabete di tipo 2 è in aumento, ma la proporzione è più scontata, perché l’aumento dell’aspettativa di vita porta di per sé un aumento delle malattie croniche nel lungo periodo.
La International Diabetes Federation (IDF) stima che il 6% della popolazione mondiale di età compresa tra i 20 e i 79 anni, aveva il diabete nel 2007. Secondo i dati stimati, entro dieci anni (nel 2025) questa cifra salirà al 7,3% della popolazione adulta mondiale.
Il problema vero e proprio del diabete risiede nella sua tardiva diagnosi o nella sua mancata individuazione, cosa che rende la gestione della malattia veramente complicata, causando una serie di degenerazioni patologiche che ben si coniugano con i sempre più diffusi stili alimentari non salutari e alla direttamente proporzionale diminuzione dell’attività fisica. L’invecchiamento della popolazione e la sempre maggiore obesità comportano un rischio maggiore di sviluppare il diabete di tipo 2.

Non esiste una cura per il diabete che sia risolutiva

L’insulina è un farmaco difficile da gestire, soprattutto per un bambino: una mancata corrispondenza tra insulina ed assunzione di cibo può causare la caduta del glucosio nel sangue (ipoglicemia), con sintomi come un battito cardiaco veloce ed aumentato.
Il diabete di tipo 1 può causare chetoacidosi diabetica, in cui l’equilibrio chimico del corpo muta perché non c’è abbastanza insulina per spostare lo zucchero nelle cellule, l’ipoglicemia prolungata può anche portare al coma diabetico, e persino la morte con danni primariamente cerebrali. In un recente studio scozzese, il 21% dei decessi trai pazienti più giovani (sotto i 50 anni) con diabete di tipo 1 si è verificato a di coma diabetico e cause correlate. Detto questo, l’insulina ha azione terapeutica per la maggior parte delle persone con diabete di tipo 1.

La crescita del diabete in Italia

Più di tre milioni e mezzo di persone, pari al 6% della popolazione, soffrono di diabete, ma la malattia è stata diagnosticata solo nel 4,5% dei casi: per questo motivo non tutti i pazienti sono sottoposti a terapia:  entro il 2010 in Italia ci saranno più di 4,5 milioni di persone diabetiche. Il numero degli obesi, direttamente collegato con lo sviluppo del diabete di tipo 2, è aumentato del 9% in soli 5 anni.

Costi sanitari del diabete

Si stima che la cura e la prevenzione del diabete nel 2007 sia costata 232 miliardi di dollari nel mondo, cifra destinata ad aumentare. Ed in Italia? Il diabete comporta anche diversi costi indiretti, per l’economia e per i singoli, di gran lunga superiori ai costi delle cure mediche.

Oltre agli effetti sul singolo diabetico, i costi reali del trattamento sanitario sono oggi un problema: dal monitoraggio della malattia all’utilizzo di un trattamento che si riveli efficace, i costi maggiori derivano dalla gestione delle complicanze, per cui sarà più facile da gestire un diabete di tipo 1 o un diabete di tipo 2 in soggetto non cardiopatico e non obeso.
Il diabete costa attualmente nel mondo 5 miliardi di euro l’anno, la gestione delle complicanze è la fetta più nutrita dei costi, che possono tra l’altro essere ben prevenute o trattate separatamente. Eppure è stato stimato che il diabete costerà più del 50% rispetto ad oggi nei prossimi dieci anni, almeno negli Stati Uniti.

Gli interventi sanitari funzionano

Evidenze scientifiche dimostrano che le misure di prevenzione hanno effetti positivi sul diabete di tipo 2, per cui la prevenzione primaria si rivela, ancora una volta, la chiave vincente per l’abbassamento dei costi. La prevenzione primaria è costituita dall’adozione di uno stile di vita salutare, ossia un’alimentazione bilanciata e di buona qualità acompagnata da una moderata attività fisica, al fine di limitare la sedentarietà.
La prevenzione secondaria consiste nel diagnosticare il diabete il più presto possibile al fine di individuare da subito il giusto supporto terapeutico e di prevenire lo sviluppo delle complicanze. Necessita di un maggiore monitoraggio degli indicatori chiave dell’insorgenza delle complicanze, come ad esempio lo screening per la retinopatia.

Fonte: changingdiabetesbarometer.com

La presente guida non intende in alcun modo sostituirsi al parere di medici o di altre figure sanitarie preposte alla corretta interpretazione dei sintomi, a cui rimandiamo per ottenere una più precisa indicazione sulle origini di qualsiasi sintomo.

Articoli Correlati

SIN-2011886