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Allergie alimentari

Si tratta di una forma specifica di reazione dell'organismo ad un allergene che proviene dal cibo.

Alimentazione
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Allergie alimentari
Tempo di lettura: 12 minuti di Redazione

Partiamo da qualche definizione.

  • L’allergia è intesa, dal punto di vista alimentare, come una manifestazione patologica avversa ad alimenti diversi che sono normalmente innocui ed è genericamente sostenuta da una reazione di tipo immunitario (solitamente IgE).
  • Tale reazione immunitari può durare da pochi minuti a qualche ora dopo l’ingestione dell’agente patogeno (il cibo), la cui reazione dell’organismo può coinvolgere qualche organo o più apparati (la cute, il tratto gastro-intestinale, i polmoni).
  • Non è dose dipendente: l’allergia alimentare non dipende dalla quantità di cibo che viene ingerita. Pensiamo ad esempio alle arachidi, anche piccole quantità possono stimolare il sistema immunitario.

Dopo questa doverosa introduzione, possiamo suddividere le allergie alimentari in tossiche e non tossiche. Le prime, quelle tossiche, possono essere scatenate da sostanze naturali, oppure sostanze chimiche, micotossine, pesticidi o agenti inquinanti ambientali.

Le seconde, le allergie alimentari non tossiche sono le più subdole e vengono divise in immunologiche: (cioè IgE mediate) e allergie (non IgE mediate) provenienti da citotossine, immunocomplessi o cellulo-mediate; non immunologiche come le intolleranze o le PAR (reazioni peseudoallergiche).

Le intolleranze alimentari sono forme di reazione avversa che non manifestano patogenesi IgE-mediata ed hanno maggiore incidenza rispetto alle allergie alimentari vere e proprie.

Sempre più soggetti soffrono delle cosiddette allergie alimentari e questa può in qualche modo essere considerata una conseguenza dello stile di vita post-industriale. Tra le cause principali delle allergie alimentari abbiamo:

  • il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie nei Paesi industrializzati;
  • il mancato allattamento (sempre più crescente) al seno del neonato;
  • l’inadeguato e sempre più massiccio ricorso agli antibiotici;
  • l’introduzione sul mercato di nuovi tipi di alimenti;
  • l’utilizzo inconsapevole e selvaggio degli additivi nell’industria alimentare.

In poche parole, il nostro sistema immunitario, non avendo patologie o problematiche interne di difese presso cui rivolgersi, si accanisce verso le allergie. Dal punto di vista epidemiologico, il soggetto allergico ed esposto ad allergia alimentare nello specifico ricopre il 2-2,5% della popolazione adulta, mentre la fascia pediatrica al di sotto dei 2 anni costituisce lo 0,3-7,5% degli allergici.

Inoltre, a 10 anni la frequenza  è analoga sia nel bambino che nell’adulto. Il mancato adattamento evolutivo dell’organismo (l’uomo comunque sopperisce dall’esterno a molte esigenze fisiologiche e naturali come il freddo, ad esempio) gioca un ruolo chiave nel renderlo sempre più gracile ed esposto ai fattori patologici.

Un ruolo chiave, in tal senso, è costituito dal massiccio uso degli additivi alimentari nell’industria, impiegati come antiossidanti, antimicrobici e conservanti e sono, nella maggior parte dei casi:

  • solfiti (nella frutta secca, verdure già pronte, crostacei congelati, …);
  • benzoati (bibite gasate, succhi di frutta, …);
  • glutammato monosodico (prodotti confezionati come formaggi, affettati, merendine, …);
  • coloranti (bibite gasate e non, caramelle, …).

L’incidenza delle allergie è aumentata, anzi raddoppiata negli ultimi 10-15 anni, con una prevalenza in Italia che va dal 15 al 25%.

I fattori predisponenti sono genetici (nel 50% la familiarità è positiva, ossia il rischio allergico per i figli è del 60% se uno dei genitori è allergico, sale all’80% se sono allergici entrambi i genitori), oppure ambientali (a causa dell’elevata concentrazione, nell’aria, di sostanze allergizzanti come fumo, inquinamento atmosferico, riduzione delle condizioni che espongono l’uomo alle infezioni).

Vi sono dei test di provocazione specifica (ad esempio bronchiale, nasale e congiuntivale) che hanno permesso la scoperta di alcuni mediatori allergizzanti secondari che scatenano una reazione immediata (che inizia pochi minuti dopo l’esposizione ma si risolve spontaneamente e rapidamente), oppure una reazione tardiva (la più pericolosa, che insorge a distanza di alcune ore, con la diminuzione graduale di alcuni indici funzionali e può durare molte ore).

Le malattie allergiche comuni al tratto respiratorio sono le riniti o rinocongiuntivi allergiche stagionali o perenni, l’asma bronchiale allergico, anch’esso stagionale o perenne. Tra i segni indicativi di rinite allergica classifichiamo: il prurito al naso, palato e faringe, le starnutazioni parossistiche, la rinorrea acquosa, l’ostruzione nasale variabile, la prevalenza di sintomi diurni rispetto a quelli durante il sonno, la presenza di congiuntivite e asma bronchiale, dermatite atopica, familiarità allergica. Le complicanze solitamente sono collegate ad asma, sinusite, otite media, poliposi nasale, ipertrofia dei turbinati.

Gli allergeni possono essere proiettati nell’organismo attraverso l’inalazione, l’ingestione, l’iniezione o la puntura, il contatto. Nelle allergie alimentari non ha importanza il modo in cui esso viene introdotto nell’organismo, purché sia un alimento.

Disturbi comuni delle allergie alimentari

I disturbi più comuni all’esordio dell’allergia alimentare sono:

  • a livello della bocca, gonfiore della lingua o delle labbra;
  • nelle vie respiratorie si può avere edema della glottide, asma;
  • nelle vie gastro-intestinali invece crampi, coliche nel bambino, diarrea o stipsi, vomito;
  • a livello cutaneo invece rossore, eczema, dermatiti.

Uno stato generalizzato di interessamento dell’organismo molto grave su cui bisogna intervenire in poco tempo (massimo 20 minuti diciamo indicativamente) è lo shock anafilattico.

Tra le cause di shock anafilattico in età pediatrica abbiamo:

  • alimenti 57%
  • farmaci 12%
  • imenotteri 12%
  • esercizio e stress psicofisico 9%
  • vaccinazioni 2%
  • additivi 1% ITS 1%
  • lattice 1%.

Tra gli alimenti:

  • pesce 30%
  • latte 22%
  • noci 13%
  • uova 11%
  • frutta 11%
  • cereali 5%
  • vegetali 4%.

Chiaramente le allergie alimentari sono le più comuni cause di problemi respiratori ed anafilattici nel bambino, così come nell’adulto (si prende in considerazione l’età pediatrica perché solitamente l’esordio si ha già a partire dall’infanzia).

I sintomi più comuni dello shock anafilattico sono rush cutaneo (colorito rosso della pelle), orticaria, lacrimazione, prurito, ansia (stato di agitazione), ipotensione, angioedema, difficoltà respiratoria, svenimento, nei casi gravi coma o morte.

La reazione allergica avviene nel soggetto esposto in modo spropositato e insolito rispetto a quanto non avviene nel soggetto normale. I meccanismi di difesa che si attivano trattano le normali sostanze alimentari come degli agenti pericolosi per l’organismo. I meccanismi alla base della difesa sono costituiti da leucociti e organi linfatici.

I linfociti si dividono in linfociti B e T (a seconda della loro sede di maturazione e grado di specificità) che sono specifici nel riconoscere ed attaccare gli agenti patogeni esterni, a cui si aggiungono le NK (natural killer) attivati contro determinati microbi. I leucociti invece sono cellule che derivano da precursori del midollo osseo. Si dividono in neutrofili, monociti e macrofagi, cellule fagocitarie che inglobano e distruggono gli agenti estranei, eosinofili e basofili che proteggono contro i grandi parassiti e sono coinvolti direttamente nelle reazioni allergiche.

La risposta immunitaria può essere cellulo-mediata (dai linfotici) o umorale (mediata da anticorpi). Questa seconda risposta deriva dall’attivazione dei linfociti B. In seguito al contatto con gli antigeni esterni, i linfociti B proliferano e si differenziano in B di lunga memoria e plasma cellule che agiscono immediatamente. Le Ig (immunoglobuline) si dividono in 5 classi (IgM, IgD, IgG, IgA, IgE): gli anticorpi coinvolti primariamente nelle reazioni allergiche sono quelli di classe E, che si uniscono alle superfici di mastociti e basofili. Viene indotta una reazione infiammatoria detta flogosi che rilascia:

  • istamina
  • prostaglandine
  • leucotrieni
  • IL-3, IL-4, TNF
  • NGF, NO (per l’iperattività delle vie aeree).

Diagnosi clinica delle allergie alimentari

La diagnosi clinica delle allergie alimentari si basa sulla valutazione del paziente partendo dall’anamnesi clinica, che mette in relazione l’esposizione all’allergene con i sintomi che vengono manifestandosi. I test possono essere sia in vitro che in vivo, nel primo caso si ricercano gli anticorpi IgE. L’anamnesi è anche costituita da test cutanei che rappresentano il test diagnostico di prima scelta, consentendo la diagnosi della malattia allergica. Esempi di test in vitro, eseguiti su siero e plasma in condizione di attivazione cellulare in seguito ad esposizione, sono:

  • il prick test, che permette di valutare il numero totale degli IgE nel sangue, anche se non dà indicazioni assolute sull’allergia;
  • il rast test, che permette di valutare la quantità di IgE che si sviluppano in seguito all’esposizione contro una determinata sostanza nel sangue e dà indicazioni specifiche sulla causa dell’allergia;
  • il CAST, un test di stimolazione cellulare che permette di percepire la quantità di leucotrieni che vengono rilasciati dopo la stimolazione con un allergene;
  • il FLOW-CAST, un’indagine citofluorimetrica che valuta l’esposizione della proteina gp-53 dopo la stimolazione con un determinato allergene;
  • il dosaggio ECP, per valutare la quantità nel sangue della proteina ECP.

I vantaggi del test in vitro sono soprattutto rivolti al fatto che il paziente non viene esposto a dei rischi inutili, mentre è possibile andare incontro a dei risultati falsi positivi e negativi.

Per quanto riguarda il dosaggio ECP, una proteina responsabile delle lesioni epiteliali nelle sedi di flogosi allergica, che viene coinvolta nei processi flogistici mediati dagli eosinofili, si tratta di un test molto specifico e dalla buona specificità.

Esistono nuove terapie che permettono di variare la comunicazione fra le cellule, che nel soggetto allergico comportano un aumento della produzione di IgE, oppure l’utilizzo di anticorpi monoclonali umanizzati sotto forma di vaccini, ma si tratta di terapia ancora in fase di sperimentazione.

Le risposte allergiche, che possono essere sia umorali e/o cellulari, danno manifestazioni cliniche specifiche, anche se la ricerca dei sintomi, senza gli esami su siero, non danno indicazioni certe. I quadri clinici hanno in comune il meccanismo patogenetico, ma la reattività anomala dell’organismo varia da organismo ad organismo.



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