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Sintomi Toxoplasmosi

La toxoplasmosi è una zoonosi, ossia una malattia che può essere trasmessa dagli animali all'uomo.

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Sintomi Toxoplasmosi
Tempo di lettura: 8 minuti di Redazione

La toxoplasmosi è una zoonosi, ossia una malattia che può essere trasmessa dagli animali all’uomo. Sintomi toxoplasmosi: i microorganismi patogeni più frequenti sono il Toxoplasma gondii, il Cryptosporidium spp., la Salmonella spp., il Campylobacter spp., etc…

Ma nonostante per definizione le zoonosi sono trasmissioni di virus o batteri tramite gli animali, ciò avviene molto raramente: di solito il vettore vero e proprio di una zoonosi è l’acqua ed il cibo contaminato. Queste particolari situazioni sono pericolose per l’uomo in particolari condizioni come un’immunocompromissione o la gravidanza.

Le malattie più “famose” trasmesse dagli animali sono l’antrace, la toxoplasmosi, la brucellosi, la BSE, la giardia, la leishmaniosi, la rabbia, lo streptococco suis, la trichinellosi.

Molte zoonosi hanno rappresentato il primo stadio di diffusione di una malattia endemica: anche se non vi è la totale conferma scientifica, ci sono prove evidenti che morbillo, vaiolo, influenza (soprattutto questa, che tende a ricombinarsi ogni anno e a determinare la diffusione di un vaccino sempre nuovo), difterite sono state trasmesse all’uomo in questo modo.

Lo schema in alto riassume il percorso di diffusione della toxoplasmosi: si parte da un vettore come il roditore, passando per il gatto le cui feci spesso sono a contatto con l’uomo in modo diretto (la lettiera), oppure vengono secrete in un giardino, spesso (soprattutto negli ambienti di minore cultura sociale), quindi vengono a contatto con alcune verdure o ortaggi che vengono poi consumati crudi o poco cotti.

La toxoplasmosi e la gravidanza

La toxoplasmosi è causata da un particolare parassita, il Toxoplasma gondii, che è in grado di espletare il suo ciclo vitale solo all’interno di altre cellule, trasmettendosi attraverso i cibi crudi o le feci. Tra gli animali, sono proprio le feci il principale vettore di diffusione di questo microrganismo, non esistendo un vaccino diventa poi particolarmente pericoloso soprattutto in gravidanza.

Il soggetto che viene infettato da toxoplasmosi resta, una volta guarito, immuno-protetto per tutta la vita da possibili recidive, perché rispondendo all’infezione si producono gli anticorpi e i linfociti B specifici, ma questo discorso non vale per il feto.

Sintomi della toxoplasmosi

Sintomi toxoplasmosi. Esistono due fasi di individuazione della toxoplasmosi: nella prima, detta toxoplasmosi primaria, si può osservare un periodo di settimane o mesi in cui il parassita staziona nel sangue o nei linfonodi in forma direttamente infettante. È la fase sintomatica della toxoplasmosi, individuata da questi sintomi:

  • ingrossamento delle linfoghiandole,
  • stanchezza,
  • mal di testa,
  • mal di gola,
  • senso di “ossa rotte”,
  • ebbre e ingrossamento di fegato e milza.

Esistono casi di toxoplasmosi primaria in cui si manifestano sintomi piuttosto gravi, come:

  • infiammazione dell’encefalo e della zona oculare con corioretinite, potenzialmente fatale per la vista,
  • sintomi attribuibili a una malattia autoimmune: si tratta del manifestarsi dei sintomi comuni nei malati di Aids o nei soggetti appena trapiantati, dove si ha una risposta alla terapia che si rivela insufficiente e può portare al rigetto.

In questa prima fase non vi è la manifestazione vera e propria della malattia, ossia della toxoplasmosi. La toxoplasmosi postprimaria è la manifestazione concreta del passaggio dalla contrazione del microrganismo alla malattia vera e propria, piuttosto insidioso perché l’esame sierico del sangue e l’elettroforesi proteica non individuano l’infezione diffusa; tuttavia il microrganismo si può trovare incestato in muscoli e cervello. L’aggressività del microrganismo è determinata da una avvenuta diminuzione delle difese immunitarie (per motivi spesso non correlati, come una banale influenza stagionale), tornando a produrre danni tissutali e cerebrali.

Il passaggio dalla gestante al feto è un evento veramente sfavorevole perché l’infezione può passare facilmente la placenta e arrivare al feto: soprattutto se la contrazione avviene nei primi mesi di gravidanza, i rischi sono davvero alti.

Conseguenze della toxoplasmosi nel feto

Le conseguenze per il feto possono essere mortali, partendo dalla singola malformazioni uterina si può arrivare all’aborto o la morte in utero.

Ad oggi, inizio 2015, non esiste ancora un vaccino contro la toxoplasmosi e non vi è l’orizzonte di farmaci in arrivo: non esiste la prevenzione assoluta. Tuttavia, grazie ad una serie di pratiche rivolte alla prevenzione, si può sensibilmente ridurre il rischio di contrarre la malattia.

Toxoplasmosi e carne poco cotta, ortaggi e frutta fresca

Non solo feci infette, negli ultimi anni l’attenzione si è rivolta anche verso le carni poco cotte. La gestante dovrebbe cucinare lavandosi spesso le mani, soprattuto dopo aver toccato le carni crude prima della cottura (evitando di toccare bocca o mucosa degli occhi), dovrebbe evitare di mangiare carne poco cotta o dall’origine poco nota, di consumare ortaggi e frutta fresca.

Non viene più considerato il gatto domestico come fonte primaria di infezione, perché è ben nota l’origine della sua alimentazione (carne in scatola), fa le feci in lettiera (che viene pulita ogni giorno evitando l’apertura delle cisti del parassita che avviene tre giorni dopo la deposizione, in ambiente caldo e molto umido) di e si ritrova spesso a vivere in casa, poco propenso quindi a cacciare animali selvaggi come i topi e gli uccelli. Diverso è il discorso invece per il gatto randagio, la coltura di degli orti e dei giardini, dove possono defecare animali infetti che vivono all’aperto.

La spiramicina

Una volta accertato il contatto della gestante con il microrganismo della toxoplasmosi, è possibile contrastare l’insorgere dell’infezione primaria attraverso una cura antibiotica mirata, costituita dalla spiramicina (peraltro ben tollerata anche dal feto). Le probabilità di trasmissione da madre a figlio aumentano man mano che la gravidanza volge al termine, anche quando il feto sembra nascere senza anomalie evidenti, bisogna servirsi di esami strumentali per escludere piccole anomalie a carico dell’occhio e dell’encefalo.

Ad oggi, almeno il 90% dei bambini con toxoplasmosi congenita nasce senza manifestare sintomi evidenti e risulta persino negativo agli esami del sangue. Saranno le indagini strumentali più specifiche a mettere in dubbio persino la sensibilità del Toxo-test (l’esame del sangue specifico per il riconoscimento del microrganismo). Bisogna considerare infatti che, anche dinanzi a test “positivo”, si può solo sospettare l’infezione: questa induce nel corpo la produzione di immunoglobuline specifiche (IgM), escludendo che la madre non sia immunizzata (abbia quindi espresso le relative IgG). Scovata l’infezione, il neonato dovrà essere seguito anche oltre il compimento del primo anno di vita da un centro specializzato, al fine di escludere danni cerebrali e visivi, che insorgono solo dopo i primi mesi di vita.


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