Cosa sono gli anticorpi anti-citrullina (anti-CCP), il loro ruolo nella diagnosi dell’artrite reumatoide, come si esegue il test, l’interpretazione dei valori e i fattori che ne influenzano i risultati
Gli anticorpi anti-citrullina, chiamati anche anti-CCP (anticorpi anti-peptidi ciclici citrullinati), sono autoanticorpi prodotti dal sistema immunitario che attaccano proteine dell’organismo contenenti citrullina, un amminoacido che deriva dalla modifica dell’arginina. Questo processo, noto come citrullinazione, è normalmente presente in condizioni fisiologiche, ma può assumere un ruolo anomalo in caso di infiammazioni croniche.

Valori normali, quando e come, perché viene richiesto questo esame. Gli anticorpi anti-citrullina non contribuiscono in alcun modo al corretto funzionamento del sistema immunitario. Al contrario, la loro presenza segnala un processo patologico in atto, in particolare a carico delle articolazioni
La presenza di questi anticorpi è particolarmente utile in ambito medico per la diagnosi dell’artrite reumatoide, una malattia autoimmune che colpisce le articolazioni. Gli anti-CCP possono essere rilevati anche anni prima della comparsa dei sintomi clinici, rappresentando un indicatore precoce della patologia. Inoltre, livelli elevati di questi anticorpi sono spesso associati a forme più gravi e aggressive della malattia.
In un organismo sano, gli anticorpi anti-citrullina non sono presenti e non svolgono alcuna funzione fisiologica utile. La loro comparsa indica un’anomalia del sistema immunitario, tipica di malattie autoimmuni, come l’artrite reumatoide.
A differenza degli anticorpi “normali”, che hanno il compito di difendere l’organismo da agenti esterni come virus o batteri, questi si attivano contro proteine dell’organismo stesso, modificate attraverso un processo chiamato citrullinazione. Questo comportamento deriva da un errore del sistema immunitario, che non riconosce più alcune strutture proprie del corpo.
A livello anatomico, questi autoanticorpi si legano alle proteine citrullinate presenti nelle articolazioni, dando origine a reazioni infiammatorie croniche. I tessuti principalmente colpiti sono le membrane sinoviali, la cartilagine e l’osso, con conseguente deterioramento progressivo. Questo meccanismo può determinare dolore, rigidità articolare, deformazioni e perdita della normale mobilità.
Come interpretare i valori dell’esame: alti, bassi e normali
L’analisi degli anticorpi è un esame di laboratorio utilizzato soprattutto per diagnosticare o confermare l’artrite reumatoide, una malattia autoimmune che colpisce le articolazioni. I risultati del test sono espressi in unità per millilitro (U/mL) e la loro interpretazione si basa sui valori di riferimento forniti dal laboratorio che esegue l’esame.
In genere, un valore inferiore a 20 U/mL è considerato negativo, il che suggerisce l’assenza della malattia, anche se in rari casi può trattarsi di artrite reumatoide sieronegativa. Un risultato superiore a 60 U/mL, invece, viene interpretato come positivo marcato ed è fortemente indicativo della presenza di artrite reumatoide, soprattutto se accompagnato da sintomi articolari. Inoltre, valori molto alti possono essere correlati a forme più gravi e progressive della malattia.
Quando i valori si collocano tra 20 e 60 U/mL, si parla di positività lieve o borderline. In questi casi, è possibile che la malattia sia ancora nelle prime fasi o che siano presenti altre condizioni autoimmuni. Il medico può quindi decidere di approfondire la situazione con ulteriori controlli o con il monitoraggio nel tempo.
Anche valori leggermente inferiori alla soglia di positività vengono considerati negativi, ma in alcuni casi possono comunque essere presi in considerazione, specialmente se ci sono sospetti clinici di artrite reumatoide in fase iniziale o con esami negativi tradizionali.
| Valori anti-CCP (U/mL) | Interpretazione | Sintomi associati | Patologie correlate | Note aggiuntive |
|---|---|---|---|---|
| < 20 U/mL | Negativo | Assenti o non specifici | Nessuna Possibile AR sieronegativa | Non esclude del tutto l’AR; valutare il contesto clinico |
| 20–60 U/mL | Positivo debole / Borderline | Dolori articolari lievi o saltuari Rigidità mattutina | AR iniziale Altre malattie autoimmuni | Richiede ulteriori esami e monitoraggio nel tempo |
| > 60 U/mL | Positivo marcato | Dolori articolari persistenti Gonfiore Rigidità Stanchezza | Artrite reumatoide conclamata | Alta probabilità di AR, soprattutto se associata a sintomi e altri marker infiammatori |
| > 100 U/mL | Positivo molto alto | Sintomi articolari gravi Deformità articolari | AR aggressiva / avanzata | Indica malattia evolutiva con potenziale danno strutturale |
È importante sottolineare che i risultati del test non devono mai essere interpretati da soli, ma valutati insieme ad altri elementi: i sintomi riportati dal paziente, altri esami del sangue (come VES, PCR, fattore reumatoide) e indagini strumentali (come ecografie o radiografie). Solo così è possibile giungere a una diagnosi completa e affidabile.
Come si esegue l’esame e quando viene richiesto?
L’esame si effettua mediante un prelievo di sangue venoso, solitamente eseguito al mattino in un laboratorio di analisi. Non è generalmente richiesto il digiuno, a meno che non si effettuino altri esami contemporaneamente che lo richiedano.
Il campione prelevato viene analizzato tramite metodi immunoenzimatici, come il test ELISA, e i risultati sono solitamente disponibili entro pochi giorni lavorativi.
Questo test viene richiesto principalmente in presenza di sintomi indicativi di artrite reumatoide, quali dolori articolari persistenti (in particolare a mani, polsi e piedi), rigidità mattutina prolungata, gonfiore articolare simmetrico, affaticamento e febbricola. Può inoltre essere utile in casi clinici dubbi per differenziare tra diverse forme di artrite o malattie autoimmuni, supportare la diagnosi precoce quando i sintomi sono ancora lievi o il fattore reumatoide è negativo, e per valutare la possibile evoluzione della malattia verso forme più aggressive.
Fattori che influenzano l’esame
I risultati dell’esame degli anticorpi possono essere influenzati da diversi fattori che ne modificano l’accuratezza o l’interpretazione. Tra questi, lo stadio della malattia gioca un ruolo importante: nei primi momenti dell’artrite reumatoide i livelli possono essere bassi o assenti, mentre tendono ad aumentare con l’evoluzione della patologia. Anche le terapie farmacologiche, in particolare i farmaci immunosoppressori o antinfiammatori, possono ridurre temporaneamente la produzione di autoanticorpi, influenzando i valori rilevati.
Inoltre, errori preanalitici legati al prelievo, alla conservazione o al trasporto del campione possono alterare il risultato. La presenza di altre malattie autoimmuni, seppur meno frequentemente, può portare alla comparsa di anticorpi anti-CCP in quantità ridotta. Differenze nei metodi di laboratorio o nei kit utilizzati possono provocare leggere variazioni nei valori di riferimento e nella sensibilità del test. Infine, fattori biologici individuali come l’età, lo stato immunitario e la variabilità personale possono influenzare la produzione di questi anticorpi.
Per questi motivi, è essenziale interpretare i risultati considerando tali fattori e integrandoli con il quadro clinico complessivo e con altri esami di laboratorio.

