Cos’è il Fattore Reumatoide, come si esegue l’esame del sangue, quando è consigliato e cosa significano i risultati

Il Fattore Reumatoide (FR) è un particolare tipo di anticorpo prodotto dal sistema immunitario che, anziché proteggere l’organismo, agisce contro alcune sue componenti. Nello specifico, si lega a una parte delle immunoglobuline IgG, anticorpi normalmente presenti nel corpo, contribuendo a processi infiammatori e autoimmuni.

Il dosaggio viene impiegato principalmente a fini diagnostici. Viene utilizzato per individuare l’artrite reumatoide, una malattia autoimmune cronica in cui il test risulta positivo in circa il 70-80% dei casi. La presenza del FR non è esclusiva di questa patologia.

Esami di Laboratorio

Valori normali, quando e come, perché viene richiesto questo esame. Il Fattore Reumatoide non ha un ruolo positivo noto nell’organismo e rappresenta piuttosto un indicatore di disfunzione immunitaria, utile per scopi diagnostici e prognostici, specialmente nell’ambito delle malattie reumatologiche autoimmuni

Oltre a supportare la diagnosi dell’artrite reumatoide, il test può essere utile per distinguere tra diverse malattie autoimmuni o infiammatorie, poiché permette di escludere o confermare alcune condizioni simili.

Il Fattore Reumatoide non svolge alcuna funzione utile o fisiologica nell’organismo in condizioni normali. A differenza degli anticorpi tipici, che hanno il compito di difendere il corpo da infezioni e agenti esterni, il FR è considerato un autoanticorpo patologico, poiché interviene in modo anomalo contro componenti del proprio organismo.

Viene prodotto da cellule del sistema immunitario, in particolare dalle cellule B, in risposta a processi infiammatori o a meccanismi autoimmuni. Di solito, si presenta sotto forma di anticorpi IgM, anche se ne esistono varianti IgG, IgA e IgE. In ambito patologico, il FR si lega ad altri anticorpi IgG, formando complessi immuni che possono accumularsi nei tessuti.

Questi accumuli sono particolarmente rilevanti nelle articolazioni e possono contribuire all’attivazione del sistema del complemento, scatenando una risposta infiammatoria cronica. Tale processo è tipico di alcune malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, e può provocare dolore, infiammazione articolare, danni ai tessuti e progressiva perdita di funzionalità motoria.

Alcune evidenze suggeriscono che possa essere attivato anche da infezioni virali o batteriche, soprattutto in soggetti predisposti. In questi casi, può comparire anche temporaneamente senza che siano presenti malattie autoimmuni. Se la produzione di FR persiste nel tempo e non è regolata, può contribuire allo sviluppo di condizioni autoimmuni.

In una piccola parte della popolazione, soprattutto in età avanzata, il FR può essere presente senza alcuna patologia evidente. Questo fenomeno viene interpretato come una risposta del sistema immunitario a stimoli esterni o lievi infiammazioni, senza conseguenze cliniche significative.

Come interpretare i valori dell’esame: alti, bassi e normali

L’esame consiste in un test di laboratorio utile per misurare la quantità di un particolare autoanticorpo presente nel sangue. Questo anticorpo, prodotto in modo anomalo dal sistema immunitario, può essere coinvolto in alcune malattie autoimmuni. Il risultato non va mai considerato isolatamente: per essere interpretato correttamente, è necessario tener conto del valore numerico, dei sintomi riferiti dal paziente e del quadro clinico complessivo.

In condizioni normali, il livello di FR nel sangue dovrebbe essere inferiore a 20 unità internazionali per millilitro (IU/mL), anche se alcuni laboratori possono considerare normali valori fino a 30 IU/mL. Un risultato “nella norma“, però, non garantisce l’assenza di malattia. In una percentuale di casi — specialmente nelle fasi iniziali o in particolari forme di artrite reumatoide chiamate “sieronegative” — il fattore reumatoide può non essere rilevabile, pur in presenza della patologia.

Quando il valore del FR risulta elevato, ovvero sopra i 20–30 IU/mL, il test si considera positivo. Se i livelli sono molto alti (sopra i 60 o 70 IU/mL), la probabilità che ci sia un processo autoimmune in atto aumenta. Questo accade, ad esempio, nell’artrite reumatoide, ma anche in altre condizioni come la sindrome di Sjögren, il lupus, alcune epatiti croniche, la tubercolosi, infezioni persistenti, e perfino in alcuni tipi di tumori. Non bisogna però dimenticare che anche persone anziane e in buona salute possono avere un FR positivo, senza che questo sia necessariamente segno di malattia.

Un valore basso o negativo, d’altra parte, non esclude completamente una patologia autoimmune. Alcuni pazienti affetti da artrite reumatoide non mostrano un aumento del FR, pur presentando sintomi evidenti. In situazioni simili, il medico può richiedere test aggiuntivi, come la ricerca degli anticorpi anti-CCP — più specifici per l’artrite reumatoide — o esami infiammatori come VES e PCR. Altri esami come ANA e ENA possono essere utili per individuare eventuali malattie autoimmuni sistemiche.

Valore FR (IU/mL)InterpretazioneSintomi PossibiliPatologie AssociateNote Aggiuntive
< 20Negativo o normaleNessuno oppure sintomi non specifici (dolori articolari lievi, affaticamento)Possibile assenza di patologia autoimmune oppure AR sieronegativaNon esclude artrite reumatoide nelle fasi iniziali o in forme sieronegative
20 – 60Positivo lieve / moderatoDolori articolari, rigidità mattutina, stanchezza, secchezza oculare e oraleArtrite reumatoide (forme iniziali), sindrome di Sjögren, lupus, epatiti cronicheNecessario completare con altri esami autoimmuni (anti-CCP, ANA, VES, PCR)
> 60Positivo elevatoInfiammazione articolare persistente, gonfiore, deformazioni articolari, febbricolaArtrite reumatoide avanzata, sindrome di Sjögren, connettiviti, endocardite, infezioni croniche, neoplasieValori molto alti possono indicare una forma più aggressiva di malattia
> 100Positivo molto elevato (raro)Sintomi sistemici gravi, interessamento multiorganoAR grave, sindrome di Sjögren secondaria, vasculiti, patologie miste autoimmuniSpesso associato a decorso più complicato o invalidante
Positivo in soggetto sanoFalso positivoNessunoNessuna malattia, soprattutto in età avanzata (> 65 anni)Può comparire con l’età o dopo infezioni transitorie

È fondamentale ricordare che il FR è solo un indicatore e non rappresenta una diagnosi in sé. L’interpretazione del risultato deve sempre essere affidata a un medico, che valuterà l’insieme dei dati clinici e laboratoristici per giungere a conclusioni appropriate.

Come si esegue l’esame e quando viene richiesto?

L’esame consiste in un prelievo di sangue venoso, generalmente effettuato da una vena del braccio. Non è richiesta una preparazione specifica: può essere eseguito in qualsiasi momento della giornata e anche senza essere a digiuno, a volte alcuni laboratori lo richiedono per uniformità dei risultati.

Una volta raccolto, il campione di sangue viene analizzato in laboratorio con tecniche immunologiche — come la nefelometria o il metodo ELISA — per determinare la quantità di FR presente. I risultati sono espressi in unità internazionali per millilitro (IU/mL) e sono solitamente disponibili entro pochi giorni.

Il test viene prescritto in presenza di segnali clinici sospetti, soprattutto quando si vuole indagare una possibile artrite reumatoide. I sintomi che spingono il medico a richiederlo includono dolori articolari persistenti, rigidità mattutina, gonfiore alle articolazioni e affaticamento costante. Il dosaggio del FR è utile anche per valutare sintomi sistemici compatibili con malattie autoimmuni, come secchezza di occhi e bocca (sospetto di sindrome di Sjögren) oppure dolori diffusi, febbricola, anemia o rash cutanei (possibili segni di lupus o altre connettiviti).

Inoltre, il test può essere utilizzato per monitorare l’andamento di malattie già diagnosticate — in particolare l’artrite reumatoide — e per valutare l’efficacia delle terapie o la progressione della patologia.

Il suo utilizzo è infine indicato nei casi in cui occorre distinguere l’artrite reumatoide da altre forme di artrite, come quella psoriasica o l’artrosi, o quando si deve chiarire l’origine di infiammazioni articolari senza causa evidente.

È importante sottolineare che questo esame non è pensato come test di screening per la popolazione generale. Il Fattore Reumatoide è un indicatore utile solo in presenza di sospetti clinici precisi e va sempre interpretato nel contesto generale del paziente. Un risultato positivo non equivale necessariamente alla presenza di malattia, poiché può verificarsi anche in soggetti anziani sani o in corso di altre condizioni non autoimmuni.


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