Cosa è la glicemia, come si esegue l’esame, l’interpretazione dei valori e i fattori che possono influenzarne i risultati

La glicemia rappresenta la quantità di glucosio presente nel sangue. Questo valore, che viene misurato comunemente in milligrammi per decilitro (mg/dL) o in millimoli per litro (mmol/L), è fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo. Il glucosio, infatti, costituisce la principale fonte di energia per le cellule, ed è particolarmente importante per il cervello, che dipende quasi esclusivamente da questo zucchero per svolgere le sue funzioni.

Esami di Laboratorio

Valori normali, quando e come, perché viene richiesto questo esame. La glicemia non è solo un numero da misurare: è un indicatore dinamico del bilancio energetico dell’organismo, regolato con precisione da meccanismi complessi che coinvolgono ormoni, organi e tessuti

Per garantire un corretto funzionamento fisiologico, è essenziale che la glicemia si mantenga entro determinati limiti. In condizioni normali, a digiuno, i valori glicemici si situano tra i 70 e i 99 mg/dL. Dopo i pasti, è fisiologico un aumento temporaneo della glicemia, che tuttavia non dovrebbe superare i 140 mg/dL.

È un elemento chiave per il corretto funzionamento dell’organismo. Dal punto di vista fisiologico, la glicemia ha tre compiti fondamentali. Il primo è quello di fornire energia immediata a tutte le cellule, soprattutto in momenti di maggiore richiesta metabolica, come durante l’esercizio fisico o in situazioni di stress. Il secondo riguarda la regolazione ormonale: è il pancreas a gestire questo equilibrio attraverso due ormoni principali, l’insulina e il glucagone. L’insulina abbassa la glicemia facilitando l’ingresso del glucosio nelle cellule, mentre il glucagone ha l’effetto opposto, stimolando il rilascio di glucosio dal fegato quando i livelli nel sangue si abbassano troppo. Infine, la glicemia gioca un ruolo centrale nel mantenimento dell’equilibrio metabolico generale. Quando c’è un eccesso di glucosio, il corpo lo immagazzina sotto forma di glicogeno o lo trasforma in grasso; quando invece è carente, può produrlo da altre sostanze attraverso un processo chiamato gluconeogenesi.

Anche dal punto di vista anatomico, la sua regolazione coinvolge diversi organi. Il cervello, come detto, ha bisogno costante di glucosio e risente immediatamente di un suo calo, provocando sintomi neurologici anche gravi. Il fegato svolge una funzione di riserva, accumulando il glucosio in eccesso e rilasciandolo quando serve, soprattutto durante il digiuno. I muscoli lo utilizzano per l’attività fisica, immagazzinandolo come glicogeno ma senza poterlo rimettere in circolo. Il tessuto adiposo, invece, lo trasforma in trigliceridi, costituendo una riserva energetica a lungo termine. Il pancreas ha infine il ruolo chiave di “centralina” di controllo, monitorando costantemente i livelli di glucosio nel sangue e intervenendo con i giusti ormoni per mantenerli stabili.

Come interpretare i valori dell’esame: alti, bassi e normali

L’interpretazione dei valori è essenziale per valutare lo stato metabolico di una persona, distinguendo tra valori normali, elevati o bassi, ognuno con specifiche implicazioni cliniche. I valori considerati normali a digiuno sono compresi tra 70 e 99 mg/dL, mentre due ore dopo un pasto non dovrebbero superare i 140 mg/dL.

Quando i valori sono superiori ai limiti fisiologici, si parla di iperglicemia. In particolare, valori a digiuno tra 100 e 125 mg/dL indicano una condizione di prediabete, mentre livelli pari o superiori a 126 mg/dL in più misurazioni possono suggerire la presenza di diabete. Anche valori postprandiali sopra i 200 mg/dL sono indicativi di diabete. L’iperglicemia persistente può causare danni a organi e tessuti, favorendo complicanze gravi.

Al contrario, la glicemia è considerata bassa (ipoglicemia) quando scende sotto i 70 mg/dL, con possibili sintomi quali sudorazione, tremori, confusione e, nei casi più gravi, perdita di coscienza. L’ipoglicemia può derivare da una eccessiva somministrazione di insulina o farmaci, ma anche da altre condizioni come digiuno prolungato o malattie epatiche.

Valori di Glicemia (mg/dL)InterpretazioneSintomi ComuniPatologie AssociateNote Aggiuntive
70 – 99Valori normali a digiunoAssenti o normaliIndicano un buon controllo glicemico e funzionamento ormonale regolare
< 70IpoglicemiaSudorazione, tremori, confusione, debolezza, fame, irritabilità, palpitazioni; nei casi gravi convulsioni, perdita di coscienzaIpoglicemia; può derivare da insulina o farmaci, digiuno prolungato, malattie epaticheRichiede attenzione immediata per evitare complicanze neurologiche
100 – 125Alterata glicemia a digiuno (prediabete)Spesso assenti; possibile affaticamento, aumento della setePrediabete, rischio aumentato di diabete mellitoCondizione reversibile con modifiche dello stile di vita (dieta, esercizio)
≥ 126Diabete mellito (a digiuno)Sete intensa, minzione frequente, stanchezza, perdita di peso, visione offuscataDiabete tipo 1 o tipo 2Necessaria conferma con ulteriori esami; richiede controllo medico e terapia appropriata
< 140 (2 ore dopo pasto)Normale postprandialeNessuno o lievi, dipende dalla personaIndica un corretto controllo glicemico dopo il pasto
140 – 199 (2 ore dopo OGTT)Intolleranza al glucosioSpesso assenti; rischio di sviluppare diabeteIntolleranza al glucosio (prediabete)Richiede monitoraggio e interventi preventivi
≥ 200 (2 ore dopo OGTT o pasto)Diabete mellitoSintomi diabetici evidenti o assentiDiabete mellitoDiagnosi confermata; necessaria gestione medica e monitoraggio regolare

La valutazione dei valori glicemici deve sempre tener conto del momento del prelievo e del quadro clinico complessivo del paziente.

Come si esegue l’esame e quando viene richiesto?

L’esame serve a misurare la concentrazione di glucosio nel sangue ed è uno strumento diagnostico fondamentale per valutare il metabolismo degli zuccheri e rilevare eventuali alterazioni, come il diabete.

L’analisi può essere eseguita in diversi modi. Il metodo più comune prevede un prelievo di sangue venoso a digiuno, effettuato dopo almeno 8 ore senza cibo o bevande zuccherate, con successiva analisi di laboratorio. In alternativa, è possibile misurare la glicemia capillare tramite un piccolo prelievo dalla punta del dito con un glucometro, metodo principalmente utilizzato per il monitoraggio domiciliare dei pazienti diabetici. Un altro esame importante è il test di tolleranza al glucosio orale (OGTT), che consiste nell’assunzione di una soluzione glucidica standardizzata (di solito 75 grammi) e nella misurazione della glicemia prima e dopo due ore per valutare la capacità dell’organismo di gestire il glucosio.

L’esame della glicemia viene richiesto in vari casi: per lo screening di diabete e prediabete, soprattutto in soggetti con fattori di rischio come obesità, familiarità o ipertensione; per il monitoraggio dei pazienti già diagnosticati con diabete; per valutare sintomi sospetti quali sete intensa, minzione frequente, perdita di peso o stanchezza; durante la gravidanza per identificare il diabete gestazionale; e infine in presenza di condizioni cliniche che possono influenzare il metabolismo glucidico, come malattie endocrine, epatiche o pancreatiche.

Fattori che influenzano l’esame

I risultati possono essere influenzati da diversi fattori, rendendo indispensabile una corretta preparazione e interpretazione. Tra questi, il digiuno è fondamentale: è necessario rimanere almeno 8 ore senza assumere cibo o bevande zuccherate, poiché l’ingestione recente di carboidrati può aumentare temporaneamente i livelli di glucosio nel sangue. Anche l’attività fisica incide sui valori; un esercizio intenso tende a ridurre la glicemia, mentre la sua assenza può portare a un innalzamento.

Lo stress, sia acuto che cronico, può modificare i livelli glicemici attraverso il rilascio di ormoni come adrenalina e cortisolo, che stimolano la produzione di glucosio. L’assunzione di alcuni farmaci, come corticosteroidi, diuretici, beta-bloccanti o farmaci antidiabetici, può anch’essa alterare i valori della glicemia. Inoltre, diverse condizioni mediche, comprese infezioni o malattie epatiche, renali ed endocrine, possono influenzare il metabolismo del glucosio e quindi i risultati dell’esame.

Durante la gravidanza, i livelli di glicemia possono variare, rendendo necessario l’utilizzo di test specifici come il test di tolleranza al glucosio orale per diagnosticare il diabete gestazionale. Infine, anche fattori tecnici legati al prelievo o all’analisi del campione, come tempi di conservazione o modalità di esecuzione, possono incidere sulla precisione del risultato.


Scopri come interpretare i valori della vitamina B12 nel sangue, i fattori che li influenzano e quando è utile eseguire l’esame