Cos’è l’urinocoltura, come si esegue, quando viene richiesta e come interpretarne i valori per individuare infezioni urinarie in modo sicuro ed efficace
L’urinocoltura è un esame di laboratorio effettuato sull’urina con l’obiettivo di individuare la presenza di batteri responsabili di infezioni alle vie urinarie, come cistiti, uretriti o pielonefriti. Attraverso questa analisi è possibile verificare se è in corso un’infezione, riconoscere il microrganismo che la provoca e valutarne la quantità.

L’urinocoltura rappresenta uno strumento diagnostico essenziale per individuare con precisione la presenza di batteri nelle vie urinarie e orientare un trattamento mirato ed efficace
I risultati ottenuti consentono inoltre di orientare la scelta dell’antibiotico più adatto grazie all’antibiogramma, che determina la sensibilità o la resistenza del batterio ai vari farmaci.
L’urinocoltura, utile per individuare i batteri che causano le infezioni urinarie, trova il suo significato all’interno della struttura stessa dell’apparato urinario. Questo sistema comprende reni, ureteri, vescica e uretra, organi che possono essere coinvolti in modo diverso a seconda del punto in cui l’infezione si sviluppa.
Nei reni, dove l’urina viene prodotta grazie al lavoro dei nefroni, un’infezione può essere rilevata quando i batteri risalgono fino a questa zona. Gli ureteri, che trasportano l’urina attraverso movimenti muscolari, possono facilitare o ostacolare la diffusione di microrganismi verso la vescica. Quest’ultima, rivestita da un epitelio flessibile e progettata per accumulare urina, è il luogo in cui insorgono le infezioni più comuni, facilmente identificate tramite urinocoltura. L’uretra, più breve nella donna, rappresenta l’accesso esterno e influisce sulla maggiore frequenza delle infezioni femminili.
Conoscere l’organizzazione anatomica delle vie urinarie permette di interpretare meglio i risultati dell’urinocoltura e di capire quali parti del sistema possono essere interessate dall’infezione e in che modo i batteri si diffondono al loro interno.
Come interpretare i valori dell’esame: positiva, negativa e valori normali
L’interpretazione di un’urinocoltura si basa su criteri microbiologici riconosciuti a livello internazionale, che permettono di distinguere un’infezione vera da una semplice contaminazione del campione. L’elemento più rilevante è la quantità di batteri presenti, espressa in UFC/mL: valori molto bassi tendono a indicare contaminazione, mentre concentrazioni superiori a 100.000 UFC/mL suggeriscono un’infezione urinaria certa. Risultati intermedi richiedono di essere valutati insieme ai sintomi e al tipo di microrganismo individuato.
Un altro aspetto importante è il numero delle specie batteriche: la crescita di un solo germe è più indicativa di un’infezione, mentre la presenza di più ceppi suggerisce una raccolta non sterile, con eccezioni possibili nei pazienti portatori di catetere. Contano anche le caratteristiche del batterio isolato, poiché alcuni microrganismi sono tipicamente associati alle infezioni urinarie, mentre altri possono indicare condizioni particolari o contaminazione.
Valori come leucociti elevati e nitriti positivi, provenienti dall’esame urine, rafforzano l’ipotesi di un’infezione batterica. L’antibiogramma, che accompagna l’urinocoltura, è fondamentale per definire la sensibilità del batterio agli antibiotici e quindi per orientare la terapia. L’interpretazione può variare a seconda del contesto clinico: per esempio, in gravidanza o in presenza di cateteri urinari, anche quantità batteriche più basse possono essere significative.
| Valori urinocoltura (UFC/mL) | Interpretazione | Sintomi possibili | Patologie suggerite | Note aggiuntive |
|---|---|---|---|---|
| < 10³ UFC/mL | Contaminazione o assenza di infezione | Nessuno o sintomi non correlati | Non indicativa di IVU | Raccolta probabilmente non sterile; ripetere l’esame se persistono disturbi. |
| 10³ – 10⁴ UFC/mL | Area dubbia; possibile infezione in contesto sintomatico | Bruciore urinario, urgenza, lieve fastidio sovrapubico | Cistite iniziale, IVU lieve | Valore interpretabile solo con sintomi; significativo in gravidanza o in portatori di catetere. |
| ≥ 10⁵ UFC/mL | Batteriuria significativa → probabile infezione urinaria | Disuria, minzione frequente, dolore sovrapubico, urine torbide | Cistite, pielonefrite, uretrite | Soglia standard internazionale (criteri di Kass). Altamente indicativo in presenza di piuria. |
| ≥ 10⁴ UFC/mL (gravidanza) | Possibile infezione anche senza sintomi | Talvolta assenti | Batteriuria asintomatica | Da trattare sempre per prevenire complicanze come pielonefrite e parto pretermine. |
| ≥ 10³ UFC/mL (catetere) | Possibile infezione urinaria associata a catetere | Febbre, brividi, dolore pelvico, urine maleodoranti | CAUTI (infezione urinaria da catetere) | Possibile crescita di più batteri; valutare sempre sintomi sistemici. |
| Polimicrobismo (più ceppi) | Più spesso contaminazione | Nessuno o sintomi non specifici | Contaminazione del campione | Accettabile solo nei pazienti cateterizzati. Raccolta da ripetere. |
| Presenza di leucociti (>10/µL) | Piuria → infiammazione o infezione | Bruciore, dolore, sensazione di peso pelvico | Cistite, prostatite, pielonefrite | Rafforza la diagnosi quando associato a urinocoltura positiva. |
| Nitriti positivi | Indica batteri che convertono nitrati | Sintomi tipici di IVU | IVU da Gram negativi (E. coli, Klebsiella) | Forte indicazione di infezione batterica vera. |
| Assenza di crescita | Nessun batterio rilevato | Possibili disturbi non infettivi | Disturbi funzionali, vaginiti, prostatodinia | Se sintomi persistono: valutare infezioni atipiche o cause non batteriche. |
Comprendere un’urinocoltura significa integrare la conta batterica, il tipo e il numero dei microrganismi trovati, i dati dell’esame urine e la situazione clinica della persona, così da individuare correttamente la presenza di un’eventuale infezione delle vie urinarie.
Come si esegue l’esame e quando viene richiesto?
L’urinocoltura è un esame di laboratorio finalizzato a rilevare e identificare eventuali batteri presenti nelle urine, consentendo di guidare la terapia antibiotica in caso di infezione urinaria. La raccolta del campione deve avvenire in condizioni sterili per evitare contaminazioni: di solito si utilizza il metodo del mitto intermedio, prelevando l’urina nella parte centrale del flusso in un contenitore sterile, da consegnare rapidamente al laboratorio. Nei pazienti cateterizzati l’urina viene prelevata direttamente dal sacchetto o tramite aspirazione sterile, mentre nei neonati o nei bambini piccoli si possono utilizzare sacchetti specifici, pur aumentando il rischio di contaminazione.
In laboratorio, l’urina viene seminata su terreni di coltura appropriati; dopo incubazione si conteggiano le unità formanti colonia (UFC/mL) e si identifica il tipo di batterio. Viene spesso eseguito un antibiogramma, che indica la sensibilità o resistenza del microrganismo agli antibiotici, orientando la terapia.
L’esame viene richiesto quando vi sono sintomi di infezione urinaria come bruciore, urgenza, dolore sovrapubico o lombare e alterazioni delle urine, in caso di febbre o sospetta pielonefrite, in gravidanza per lo screening della batteriuria asintomatica, nei pazienti con catetere urinario o condizioni predisponenti e nelle infezioni ricorrenti o non responsivi alla terapia, per identificare il batterio e valutarne la resistenza.
Fattori che influenzano l’esame
L’accuratezza dell’esame dipende da diversi fattori legati sia alla raccolta del campione sia alle condizioni del paziente. La tecnica di raccolta è fondamentale: urina non prelevata in modo sterile, presenza di cateteri o dispositivi urinari e tempi di conservazione eccessivi possono alterare i risultati aumentando il rischio di contaminazione o modificando la conta batterica.
Anche le condizioni del paziente influenzano l’esame: l’assunzione di antibiotici può ridurre la crescita batterica, urine molto diluite possono rendere più difficile la rilevazione e malattie concomitanti come diabete o immunodeficienza possono modificare la proliferazione batterica.
Il tipo di urina prelevata è un altro elemento rilevante: il mitto intermedio riduce la contaminazione rispetto all’urina di primo getto, mentre nei bambini piccoli la raccolta tramite sacchetti è più soggetta a errori. Infine, la manipolazione e il trasporto del campione incidono sui risultati: ritardi o conservazione a temperatura ambiente possono favorire la crescita di batteri contaminanti, mentre la refrigerazione aiuta a preservare l’integrità del campione.

