Differenza tra preeclampsia e gestosi: perché il termine gestosi è superato e cosa indicano oggi le linee guida internazionali su diagnosi e classificazione delle sindromi ipertensive in gravidanza
In medicina moderna, il termine “preeclampsia” viene preferito per indicare una sindrome ipertensiva specifica della gravidanza, secondo le linee guida internazionali. Questa condizione emerge dopo la 20ª settimana di gestazione ed è caratterizzata da ipertensione associata a proteinuria e/o evidenza di compromissione d’organo, come funzionalità renale, epatica, neurologica o ematologica.

Preeclampsia rappresenta una forma precisa di sindrome ipertensiva in gravidanza, mentre gestosi è un termine generico e antiquato. L’uso appropriato della terminologia assicura chiarezza diagnostica e aderenza agli standard clinici internazionali, evitandone l’uso nei documenti medici ufficiali
Il termine “gestosi”
Il termine “gestosi”, una volta utilizzato in modo generico per riferirsi agli squilibri tipici della gravidanza – quali ipertensione, edemi e proteinuria – è oggi considerato superato e impreciso. Anche se non compare più nelle linee guida ufficiali o nei documenti clinici, possiamo comunque dire che questo termine racchiudeva diverse condizioni distinte (preeclampsia, eclampsia o edemato‑proteinuria) senza specificità diagnostica.
| Parametro | Preeclampsia | Gestosi |
|---|---|---|
| Definizione | Sindrome ipertensiva della gravidanza che insorge dopo la 20ª settimana, con ipertensione e/o danni d’organo. | Termine storico e generico usato per descrivere disturbi della gravidanza (edema, proteinuria, ipertensione). |
| Stato terminologico | Attualmente utilizzato nelle linee guida internazionali (OMS, ACOG, NICE, ISSHP). | Termine obsoleto e non più usato in ambito medico-scientifico ufficiale. |
| Criteri diagnostici | PA ≥ 140/90 mmHg dopo la 20ª settimana Proteinuria ≥ 300 mg/24h o danno d’organo (reni, fegato, cervello, sangue) Assenza di segni precedenti di ipertensione cronica | Nessun criterio standardizzato; includeva sintomi vaghi come edema e pressione elevata, senza limiti chiari. |
| Sintomi principali | Cefalea Disturbi visivi Dolore epigastrico Nausea/vomito Ipertensione Proteinuria Possibile eclampsia o sindrome HELLP | Edema (volto, mani, gambe) Ipertensione Proteinuria (non sempre) Sintomi vaghi e aspecifici |
| Origine patologica | Disfunzione placentare, alterazioni vascolari e infiammatorie che causano danno endoteliale sistemico. | Mal definita; non basata su meccanismi biologici specifici. |
| Approccio diagnostico | Misurazione della pressione, esami delle urine, test di funzionalità epatica e renale, emocromo, valutazione ecografica fetale. | Storicamente basato su osservazione clinica (edemi, pressione, gonfiore), senza esami specifici. |
| Complicanze associate | Eclampsia, HELLP, insufficienza renale, epatica, prematurità, distacco di placenta, mortalità materna e fetale. | Non definibili, in quanto è una classificazione generica. |
| Trattamento | Sorveglianza, terapia antipertensiva, eventuale somministrazione di corticosteroidi e induzione del parto nei casi severi. | Non esiste trattamento specifico poiché non è una patologia riconosciuta nella medicina moderna. |
| Utilizzo nei documenti ufficiali | Presente in tutti i protocolli clinici e raccomandazioni internazionali. | Assente dalle linee guida moderne; non usato nei documenti clinici o scientifici aggiornati. |
| Esempi di condizioni incluse | Preeclampsia lieve o grave Eclampsia Sindrome HELLP | Preeclampsia (inclusa impropriamente) Eclampsia Edema proteinurico non definito |
| Fonti cliniche | OMS, ACOG, NICE, ISSHP, PubMed, Medscape | Riferimenti storici (anni ‘50–’70); non più presenti nelle banche dati cliniche moderne. |
Organismi internazionali come ACOG e ISSHP respingono oggi fortemente l’uso di concetti obsoleti come “gestosi” e utilizzano criteri ben definiti per distinguere tra ipertensione gestazionale, preeclampsia, eclampsia e sindrome HELLP. In particolare, entrambe le società specificano che la diagnosi si fonda sull’ipertensione associata a proteinuria o a segni di danno d’organo, mentre l’edema, prima considerato caratteristico, non è più uno degli indicatori diagnostici.
Il passaggio da Gestosi a Preeclampsia
Le più recenti linee guida internazionali evidenziano l’importanza dello screening precoce della preeclampsia mediante strumenti avanzati. Tra questi, l’utilizzo del biomarcatore PlGF (Placental Growth Factor) si è dimostrato utile per identificare precocemente le gravidanze a rischio, in particolare nei casi associati a disfunzione placentare. Il PlGF risulta infatti ridotto in tali condizioni. Inoltre, l’ecografia Doppler delle arterie uterine, eseguita nel secondo trimestre, consente di analizzare il flusso sanguigno verso la placenta: un’elevata resistenza vascolare può indicare un aumentato rischio di preeclampsia o di crescita intrauterina ritardata. L’inserimento di questi strumenti nei controlli ostetrici di routine permette una migliore individuazione delle pazienti a rischio e favorisce interventi più tempestivi.
La transizione terminologica ha contribuito a migliorare la consapevolezza tra le donne incinte, che vengono incoraggiate a riconoscere sintomi come gonfiore improvviso, cefalea intensa o disturbi visivi e a segnalarli tempestivamente. La gestione moderna della preeclampsia include controlli regolari della pressione, analisi delle urine e, nei casi più gravi, il ricovero ospedaliero per un monitoraggio intensivo.
Dal punto di vista clinico, oltre ai sintomi neurologici più comuni come cefalea e disturbi visivi, la preeclampsia può presentare segni meno frequenti ma rilevanti, tra cui iperreflessia tendinea, confusione mentale, agitazione, irritabilità marcata e alterazioni dello stato di coscienza. Questi segnali possono rappresentare un peggioramento della condizione e anticipare complicanze gravi come l’eclampsia, che in passato non erano comprese in letteratura e quindi anche la prevenzione seguiva un filone generico indefinibile, anche perché basato sulla mera osservazione osservazione esterna dei sintomi. Tali sintomi sono oggi invece largamente più ampi e documentati a fondo anche da fonti autorevoli come MSDManuals e Preeclampsia Foundation: richiedono un’attenta valutazione clinica e dove necessario con interventi immediati.
