Cos’è l’esterasi leucocitaria, a cosa serve l’esame nelle urine, come interpretare i valori e quali fattori possono influenzarne i risultati

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L’esterasi leucocitaria è un enzima prodotto in particolare dai neutrofili, un tipo di globuli bianchi che svolgono un ruolo centrale nella risposta immunitaria. Questo enzima viene rilasciato quando nell’organismo si verifica un’infiammazione o un’infezione, soprattutto a carico delle vie urinarie. Proprio per questo motivo, in ambito medico si fa spesso riferimento all’esterasi leucocitaria in relazione a un test diagnostico specifico, utilizzato per rilevarne la presenza nelle urine.

Il test dell’esterasi leucocitaria fa parte dell’esame delle urine e viene eseguito comunemente attraverso una striscia reattiva, chiamata “dipstick”. È uno strumento semplice e veloce che consente di individuare un’eventuale infezione del tratto urinario. Infatti, quando il test risulta positivo, significa che nelle urine sono presenti globuli bianchi, il che suggerisce un’infezione batterica in corso.

Esami di Laboratorio

Valori normali, quando e come, perché viene richiesto questo esame. Non è solo un marcatore utile per identificare infezioni, ma partecipa attivamente ai meccanismi di difesa dell’organismo, svolgendo un ruolo chiave nella neutralizzazione di agenti patogeni e nella gestione dell’infiammazione

Oltre a questo, il test può essere utile anche per monitorare stati infiammatori delle vie urinarie, come la cistite o la pielonefrite. Viene spesso utilizzato insieme ad altri test, ad esempio quello per i nitriti, per avere un quadro più completo e distinguere meglio la natura dell’infezione. In sintesi, si tratta di un esame di routine che aiuta a orientare rapidamente la diagnosi in caso di sintomi urinari o sospette infezioni.

L’esterasi leucocitaria è un enzima presente soprattutto nei granuli dei neutrofili, una particolare categoria di globuli bianchi coinvolti nella risposta immunitaria. Sebbene venga spesso menzionata in ambito diagnostico per la sua utilità nel rilevare infezioni urinarie, essa svolge anche ruoli importanti dal punto di vista fisiologico e anatomico.

Dal punto di vista funzionale, questo enzima partecipa attivamente alla risposta immunitaria innata. Quando i neutrofili entrano in contatto con agenti patogeni o con tessuti danneggiati, rilasciano una serie di enzimi – tra cui l’esterasi – all’interno dei fagosomi, ovvero le vescicole che racchiudono i microrganismi ingeriti, contribuendo alla loro degradazione.

Un’altra funzione essenziale è legata ai processi infiammatori. Durante la cosiddetta degranulazione, i neutrofili liberano l’enzima nel tessuto infetto, dove agisce distruggendo proteine batteriche e modulando l’ambiente infiammatorio, facilitando l’intervento di altre cellule del sistema immunitario.

Inoltre, rientra nel gruppo delle esterasi aspecifiche, enzimi che catalizzano l’idrolisi di legami estere. Questa attività contribuisce alla degradazione di componenti cellulari come lipidi e proteine danneggiate, facilitando la “pulizia” delle zone colpite da infezioni o infiammazioni.

Dal punto di vista anatomico, l’enzima è immagazzinato nei granuli dei neutrofili, ma può essere rilasciato nel sangue, nei tessuti infiammati e in vari fluidi biologici, come urina, liquido sinoviale o liquor cerebrospinale. In quantità minori può trovarsi anche in altri leucociti, come i macrofagi.

È importante sottolineare che non possiede una funzione sistemica autonoma, come accade per altri enzimi dell’organismo. La sua attività si manifesta solo in presenza di una risposta immunitaria in atto. In ambito clinico, viene rilevata in maniera indiretta tramite test rapidi che sfruttano la capacità dell’enzima di interagire con sostanze cromogeniche presenti su strisce reattive.

Come interpretare i valori dell’esame: alti, bassi e normali

L’esame dell’esterasi leucocitaria nelle urine si basa principalmente su un’analisi qualitativa o semiquantitativa, che permette di valutare la presenza dell’enzima attraverso un risultato definito come positivo o negativo. In alcuni casi, il referto può riportare anche un’indicazione semiquantitativa, come “tracce”, “+”, “++” o “+++”, che corrisponde alla quantità approssimativa di leucociti presenti nel campione urinario.

Quando il risultato è negativo, significa che non sono stati rilevati leucociti nelle urine oppure che la loro presenza è talmente minima da rientrare nei valori fisiologici. In condizioni normali, infatti, un piccolo numero di leucociti (fino a 5 per campo microscopico) può comunque essere presente senza indicare un’infezione in atto. Un test negativo è quindi generalmente considerato normale e compatibile con l’assenza di infezioni o infiammazioni delle vie urinarie.

Al contrario, un test positivo, indicato con una o più croci, riflette una quantità significativa di globuli bianchi nelle urine. Questo può suggerire un’infezione del tratto urinario, come cistite, uretrite o pielonefrite, oppure uno stato infiammatorio non necessariamente infettivo. Talvolta, un risultato positivo può anche dipendere da una contaminazione del campione, ad esempio da secrezioni vaginali, soprattutto se la raccolta dell’urina non è stata eseguita correttamente.

In ambito clinico, il test viene spesso affiancato a quello dei nitriti. Se entrambi risultano positivi, aumenta la probabilità di un’infezione batterica di origine enterica (come E. coli). Se l’esterasi è positiva ma i nitriti sono assenti, potrebbe trattarsi di un’infezione da batteri non nitrato-riduttori o in fase iniziale. In ogni caso, per confermare la diagnosi è consigliata l’esecuzione di un’urinocoltura.

Valore del testSignificatoSintomi associatiPatologie possibiliNote cliniche aggiuntive
Negativo (−)Assenza o tracce fisiologiche di leucocitiNessuno o disturbi non urinariNessuna, quadro normaleCompatibile con stato di salute normale o urina raccolta correttamente
TraccePresenza minima di enzimaLieve fastidio urinario o sintomi aspecificiPossibile inizio di infezione urinaria, contaminazioneMonitorare se i sintomi persistono; ripetere il test in caso di dubbio
+ (basso)Presenza lieve di leucocitiMinzione frequente, lieve bruciore, urgenza urinariaCistite iniziale, irritazione, infiammazione non infettivaValutare con test dei nitriti; possibile urinocoltura se sintomi persistono
++ (moderato)Presenza moderata di leucocitiBruciore intenso, minzione dolorosa, urina torbidaCistite acuta, uretrite, infezione delle basse vie urinarieSpesso associato a nitriti positivi; indicato esame colturale
+++ (elevato)Elevata quantità di enzimaFebbre, dolore lombare, urine maleodoranti, sangue nelle urinePielonefrite, infezione grave del tratto urinario superioreRichiede trattamento medico; utile associare esami del sangue e imaging (es. ecografia)
Falso negativoNessun enzima rilevato, ma infezione presenteSintomi urinari presenti nonostante esito negativoUTI in fase iniziale, infezioni virali o da funghiPuò essere causato da urina diluita, presenza di vitamina C, o raccolta non corretta
Falso positivoEnzima presente ma senza infezione realeNessuno o sintomi non urinariContaminazione da secrezioni vaginali o urina non midstreamImportante ripetere l’esame seguendo le corrette modalità di raccolta

Esistono però situazioni in cui il test può risultare falsamente negativo, ovvero non segnalare la presenza dell’enzima nonostante ci sia un’infezione in corso. Questo può accadere se l’urina è molto diluita, se sono presenti sostanze che interferiscono con la reazione (come la vitamina C), oppure se l’infezione è causata da virus o funghi, o localizzata in sedi meno rappresentate nelle urine.

Come si esegue l’esame e quando viene richiesto?

L’esame è un test rapido e di semplice esecuzione, spesso incluso tra le analisi di routine delle urine.

Il procedimento prevede innanzitutto la raccolta del campione urinario, preferibilmente del secondo getto mattutino, che risulta più concentrato. È fondamentale che la raccolta avvenga in condizioni di pulizia e sterilità, per evitare contaminazioni, utilizzando un contenitore sterile fornito dal laboratorio o dal medico.

Successivamente, il campione viene analizzato tramite strisce reattive contenenti un substrato cromogenico. La presenza dell’esterasi leucocitaria determina una reazione che provoca un cambiamento di colore, valutabile sia visivamente che mediante lettori automatici. I risultati sono disponibili in tempi brevi, in pochi minuti o ore, a seconda del metodo impiegato.

Questo test viene solitamente richiesto in presenza di sospetti clinici di infezione delle vie urinarie, come bruciore alla minzione, aumento della frequenza urinaria, dolore addominale o febbre. È inoltre utilizzato per lo screening nelle donne in gravidanza, al fine di identificare infezioni urinarie asintomatiche, nonché per il monitoraggio di infezioni già diagnosticate, la valutazione di febbri di origine sconosciuta e il controllo dell’efficacia del trattamento.

Fattori che influenzano l’esame

L’esame può essere influenzato da vari fattori che ne compromettono l’accuratezza e l’affidabilità. Tra questi, la contaminazione del campione dovuta a una raccolta non corretta o all’uso di contenitori non sterili può provocare risultati falsamente positivi. L’urina troppo diluita, causata da un’eccessiva assunzione di liquidi prima del test, può invece ridurre la concentrazione di leucociti e portare a falsi negativi.

Inoltre, la presenza di sostanze chimiche come l’acido ascorbico (vitamina C) o agenti disinfettanti può interferire con la reazione chimica alla base del test, impedendo la corretta rilevazione dell’enzima. Infezioni di natura non batterica, come quelle virali o fungine, potrebbero non indurre una produzione sufficiente di esterasi leucocitaria, determinando un risultato negativo nonostante l’infiammazione.

Anche le condizioni di conservazione e il tempo trascorso tra la raccolta e l’analisi possono modificare la composizione dell’urina, influenzando il risultato. Infine, alcuni farmaci possono alterare la risposta immunitaria o la composizione delle urine, incidendo indirettamente sull’esito del test.

Considerare questi fattori è essenziale per una corretta interpretazione del risultato; in caso di discrepanze con il quadro clinico, è opportuno ripetere l’esame o eseguire ulteriori accertamenti.


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