Perchè viene controllata l’omocisteina, a cosa serve, come interpretare i valori nel sangue e quali fattori la influenzano

L’omocisteina è un amminoacido solforato che non entra a far parte delle proteine, ma rappresenta un passaggio intermedio nel metabolismo della metionina, un amminoacido essenziale introdotto con la dieta. In condizioni normali non tende ad accumularsi, poiché può essere riconvertita in metionina grazie al supporto di acido folico e vitamina B12, oppure trasformata in cisteina con l’aiuto della vitamina B6.

Il suo ruolo è indiretto ma fondamentale in numerosi processi biologici. Essa partecipa al ciclo della metionina e alla produzione di S-adenosilmetionina, la principale molecola donatrice di gruppi metile, indispensabile per la regolazione del DNA, delle proteine e di altre molecole cellulari. Contribuisce inoltre alla sintesi della cisteina e del glutatione, un potente antiossidante che protegge le cellule dallo stress ossidativo.

Esami di Laboratorio

Valori normali, quando e come, perché viene richiesto questo esame. L’omocisteina non è un costituente diretto delle proteine, ma agisce come snodo metabolico essenziale, con funzioni che spaziano dal riciclo della metionina alla protezione dallo stress ossidativo, dalla regolazione genetica fino al corretto sviluppo embrionale

Attraverso il ciclo dei metili, l’omocisteina è coinvolta nei meccanismi epigenetici, influenzando la metilazione del DNA e quindi la regolazione dei geni, la riparazione del materiale genetico e la differenziazione cellulare. Durante la gravidanza, il suo corretto equilibrio è fondamentale per lo sviluppo del feto e per la prevenzione di difetti del tubo neurale. Infine, interviene nel mantenimento dello stato ossidativo delle cellule e nella funzionalità dei vasi sanguigni, contribuendo all’equilibrio redox e alla segnalazione cellulare.

L’omocisteina rappresenta un nodo centrale nel ciclo della metionina e nelle reazioni di metilazione, essenziali per la sintesi e la regolazione di DNA, RNA, proteine e lipidi. Grazie a specifiche vie metaboliche, può essere riconvertita in metionina oppure trasformata in cisteina, con il coinvolgimento di vitamine come B6, B12 e acido folico. Da questa conversione deriva anche la produzione di glutatione, una molecola chiave per la difesa antiossidante dell’organismo.

Il corretto equilibrio dell’omocisteina è strettamente legato anche a meccanismi epigenetici: attraverso il ciclo metionina-SAM, contribuisce alla metilazione del DNA e al controllo dell’espressione genica, influenzando processi come la riparazione del materiale genetico e la differenziazione cellulare.

Dal punto di vista anatomico, l’influenza dell’omocisteina si osserva in diversi sistemi. Nel sistema vascolare, livelli elevati possono danneggiare l’endotelio, ridurre la disponibilità di ossido nitrico e favorire l’aterosclerosi. Nel sistema nervoso centrale, un suo eccesso è associato a declino cognitivo e a un maggiore rischio di ictus e demenza, probabilmente attraverso alterazioni della metilazione e fenomeni neurotossici. Anche l’apparato scheletrico può risentirne: concentrazioni troppo alte compromettono la qualità della matrice ossea, aumentando la fragilità.

Come interpretare i valori dell’esame: alta, bassa e normali

I valori nel sangue possono variare e forniscono indicazioni utili sullo stato di salute. In condizioni normali, le concentrazioni plasmatiche si collocano tra 5 e 15 µmol/L, anche se alcune linee guida consigliano livelli inferiori a 10-12 µmol/L per una migliore protezione cardiovascolare. È importante che l’esame venga eseguito a digiuno, poiché il pasto o l’assunzione di metionina possono influenzare il risultato.

Quando i valori superano il limite di riferimento, si parla di iperomocisteinemia. Un aumento moderato, compreso tra 16 e 30 µmol/L, può riflettere carenze vitaminiche (B6, B12 o acido folico), alterazioni genetiche, problemi renali o abitudini poco salutari. Livelli intermedi, tra 31 e 100 µmol/L, si associano a un rischio maggiore di danni vascolari, trombosi e complicazioni cardiovascolari o neurologiche. Valori superiori a 100 µmol/L sono considerati gravi e possono indicare patologie ereditarie come l’omocistinuria o deficit enzimatici severi, con elevato rischio di eventi trombotici già in giovane età.

Al contrario, valori molto bassi sono rari e generalmente non rappresentano un problema clinico, a meno che non si accompagnino a segni di malnutrizione o a condizioni particolari; in alcuni casi possono essere collegati a neuropatie periferiche o a squilibri metabolici specifici.

Livello di omocisteinaValori (µmol/L)Possibili sintomiPatologie/condizioni associateNote aggiuntive
Normale5 – 15Solitamente assentiMetabolismo equilibrato, salute cardiovascolare normaleAlcune linee guida suggeriscono valori <10–12 per ridurre il rischio cardiovascolare; il prelievo deve essere a digiuno
Moderata iperomocisteinemia16 – 30Raramente sintomi evidenti; possibile stanchezza o lieve disturbo neurologicoCarenze vitaminiche (B6, B12, folati), predisposizione genetica, insufficienza renale lieve, stile di vita non salutare (fumo, dieta povera)Può essere corretta con integrazione vitaminica e modifiche dello stile di vita
Intermedia iperomocisteinemia31 – 100Possibili disturbi neurologici lievi, alterazioni della circolazione perifericaMaggiore rischio di aterosclerosi, trombosi, ictus, complicazioni cardiovascolari e neurologicheRichiede valutazione medica approfondita; spesso associata a deficit enzimatici o condizioni croniche
Severa iperomocisteinemia>100Sintomi gravi, trombosi precoce, problemi neurologiciOmocistinuria, gravi deficit enzimatici, rischio elevato di eventi cardiovascolari già in giovane etàCondizione rara, richiede gestione specialistica e monitoraggio continuo
Bassa (ipomocisteinemia)<5Di solito assenti; in casi particolari: neuropatie periferiche, affaticamentoMalnutrizione, carenze vitaminiche particolari, disturbi metabolici rariNon è generalmente considerata pericolosa se il metabolismo è normale; monitorare eventuali carenze nutrizionali

Se i valori risultano alterati, è utile indagare l’eventuale presenza di carenze vitaminiche, valutare la funzionalità renale e considerare altre condizioni mediche o l’uso di farmaci che possono influire sul metabolismo. Un miglioramento dello stile alimentare, con un apporto adeguato di folati e vitamine del gruppo B, insieme alla riduzione di fattori di rischio come il fumo, può contribuire a riportare i livelli nella norma. In situazioni particolari, può essere necessario ricorrere a integrazioni mirate, sempre sotto controllo medico.

Come si esegue l’esame e quando viene richiesto?

L’esame per determinare i livelli di omocisteina nel sangue si effettua mediante un prelievo venoso, solitamente dal braccio, e i valori vengono espressi in micromoli per litro (µmol/L). Prima del prelievo è generalmente richiesto il digiuno di 8-12 ore, poiché l’assunzione di cibo può temporaneamente aumentare i livelli di omocisteina. In alcuni casi il medico può consigliare di sospendere temporaneamente farmaci o integratori che influenzano il metabolismo, come vitamine del gruppo B o farmaci antiepilettici.

Il sangue prelevato viene inviato al laboratorio, dove i livelli di omocisteina sono misurati mediante metodi chimici o enzimatici specifici, e il referto indica il range di normalità secondo i parametri del laboratorio stesso.

L’esame viene prescritto principalmente per valutare il rischio cardiovascolare, in presenza di storia familiare o personale di malattie vascolari precoci, in caso di disturbi neurologici come declino cognitivo o neuropatie, o in presenza di sospette carenze vitaminiche (B6, B12, folati). Il controllo del suo fabbisogno può essere richiesto anche durante la gravidanza per monitorare il rischio di difetti del tubo neurale, per il controllo di malattie genetiche o metaboliche come l’omocistinuria, e nel follow-up di insufficienza renale cronica, dato il ruolo dei reni nella regolazione dell’omocisteina.

Fattori che influenzano l’esame

I livelli di omocisteina nel sangue sono influenzati da diversi fattori che vanno considerati sia nella preparazione dell’esame sia nell’interpretazione dei risultati. L’alimentazione gioca un ruolo importante: il consumo di proteine ricche di metionina, come carne, uova e latticini, può aumentare temporaneamente i valori, mentre una dieta carente di vitamine del gruppo B (B6, B12 e folati) tende a farli salire in modo più stabile.

Anche supplementi e farmaci incidono sui livelli. L’assunzione di integratori vitaminici può ridurre l’omocisteina, mentre alcuni farmaci, tra cui anticonvulsivanti, metformina, colchicina e farmaci che interferiscono con l’assorbimento delle vitamine del gruppo B, possono modificarne il metabolismo.

Le condizioni fisiologiche e patologiche influenzano ulteriormente i valori: la gravidanza può determinare variazioni fisiologiche, l’età tende ad aumentare i livelli, e l’insufficienza renale può provocare accumulo dell’amminoacido. Anche difetti genetici o metabolici, come mutazioni negli enzimi MTHFR o CBS, possono causare iperomocisteinemia.

Lo stile di vita è un altro elemento rilevante: fumo e consumo di alcool possono aumentare i valori, mentre attività fisica regolare e abitudini sane contribuiscono a mantenerli nei limiti normali. Infine, la modalità di prelievo è cruciale: il sangue deve essere raccolto a digiuno e trattato correttamente, evitando ritardi nella centrifugazione o problemi nella conservazione del campione, per garantire risultati affidabili.


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