L’inadeguata presenza di vitamina D nel corpo può esercitare un’impatto significativo sul sistema nervoso, inducendo una serie di sintomi neurologici diversificati. La vitamina D riveste un ruolo fondamentale per il corretto funzionamento del sistema nervoso e la sua mancanza può produrre effetti avversi su molteplici aspetti neurologici. Tra i sintomi di natura neurologica connessi a un deficit di vitamina D, si individuano:

  • Faticabilità: La carenza di vitamina D può contribuire alla comparsa di sensazioni di stanchezza e affaticamento.
  • Depressione: La vitamina D assume una funzione nel regolare il tono dell’umore, e la sua scarsità può associarsi a manifestazioni depressive.
  • Compromissione cognitiva: Taluni studi suggeriscono un legame tra la carenza di vitamina D e problematiche di memoria, concentrazione e funzioni cognitive.
  • Disturbi dell’equilibrio: La carenza di vitamina D può influenzare il sistema muscolare e nervoso, concorrendo a generare problemi di coordinazione e stabilità.
  • Dolore di natura neuropatica: La vitamina D interviene nella regolazione dei processi infiammatori e il suo insufficiente apporto può aumentare il rischio di insorgenza del dolore neuropatico.
  • Sensazioni di formicolio e intorpidimento: La carenza di vitamina D potrebbe influenzare il funzionamento dei nervi periferici, dando origine a sensazioni di formicolio, intorpidimento o ridotta sensibilità.
  • Sintomi analoghi a disturbi neurologici: In determinate circostanze, la carenza di vitamina D può scatenare sintomi che potrebbero essere erroneamente associati a condizioni neurologiche, quali ad esempio la sclerosi multipla.

È fondamentale rimarcare che i sintomi di natura neurologica possono derivare da una pluralità di fattori e la carenza di vitamina D potrebbe costituire solamente uno di essi. L’iter diagnostico e la gestione appropriata di tali sintomatologie richiedono una consultazione con un professionista medico.

Si fa riferimento a un’inadeguata presenza di vitamina D, definita anche ipovitaminosi D, quando i livelli ematici risultano inferiori a 30 ng/L.

La vitamina D, nota come “vitamina del sole,” è presente nell’organismo umano in due varianti: la vitamina D2 (ergocalciferolo), ottenuta tramite l’alimentazione, e la vitamina D3 (colecalciferolo), ormone sintetizzato dalla pelle in seguito all’esposizione ai raggi ultravioletti B (UVB).

Oltre al suo ruolo nell’assorbire calcio e fosforo, la vitamina D è implicata in vari processi metabolici. In realtà, essa contribuisce non solo al rafforzamento delle ossa, ma è anche essenziale per preservare la salute cardiaca, ridurre la proliferazione cellulare tumorale, regolare le infezioni e mitigare le infiammazioni, oltre a favorire il funzionamento della tiroide.

Carenza di Vitamina D e sintomi neurologici

L’azione della vitamina D sul cervello è stata oggetto di attento studio da parte dei ricercatori dell’University of Kentucky, i quali hanno recentemente rivelato che la carenza di vitamina D può avere gravi impatti sul cervello e causare danni significativi (i risultati completi dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Free Radical Biology and Medicine). Il dottor Allan Butterfield, autore principale dello studio, ha sottolineato che, considerando la diffusa carenza di vitamina D tra gli anziani, è stato indagato come i livelli insufficienti di questa vitamina, soprattutto durante il processo di invecchiamento (tra la mezza età e la vecchiaia), possano influenzare lo stato ossidativo del cervello. L’adeguato livello sierico di vitamina D si rivela essenziale per prevenire danni cerebrali causati dai radicali liberi e le successive conseguenze deleterie.

Ricercatori dell’Ospedale San Giuseppe dell’Istituto Auxologico Italiano di Piancavallo (Verbania), in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli e l’Università del Piemonte Orientale di Novara, hanno condotto un’analisi critica della letteratura scientifica riguardante l’associazione tra bassi livelli di vitamina D e lo sviluppo e la progressione di alcune malattie neurologiche, tra cui la Sclerosi Multipla, il Morbo di Parkinson, l’Alzheimer, i disturbi neurocognitivi e la Sclerosi Laterale Amiotrofica. Pur evidenziando la necessità di ulteriori approfondimenti in questo campo, i risultati di questa analisi suggeriscono che i benefici dell’integrazione di vitamina D nell’uomo si estendono al dominio neurologico, offrendo potenziali vantaggi multipli per questa “vitamina del sole”.

Vitamina D e Processi Cognitivi

Gli studi condotti per esaminare la connessione tra il cervello e la vitamina D hanno rivelato un notevole coinvolgimento di quest’ormone in un’ampia gamma di processi, tra i quali spicca la regolazione della qualità dei processi cognitivi. Un’indagine condotta dal neuroscienziato David Llewellyn presso l’Università di Cambridge ha dimostrato che livelli più bassi di vitamina D erano correlati a performance inferiori in test di agilità mentale e capacità cognitive.

In effetti, una carenza di vitamina D può influenzare diversi aspetti dei processi cognitivi, tra cui:

  1. difficoltà nella concentrazione;
  2. deterioramento della memoria;
  3. compromissione della capacità di ragionamento e di giungere a conclusioni;
  4. fatica nell’assorbire ed elaborare nuove informazioni.

È quindi di primaria importanza considerare una dieta che favorisca l’assunzione di vitamina D e, soprattutto, incrementare l’esposizione alla luce solare, anche durante i mesi invernali, al fine di preservare la salute neurologica.

Sintomi della carenza di Vitamina D

I segni distintivi comprendono:

  • Dolore osseo;
  • Dolore articolare;
  • Dolori muscolari;
  • Debolezza muscolare;
  • Fragilità ossea.

La carenza può dare luogo anche a sintomi di natura neurologica, come spasmi muscolari involontari (disturbi da fascicolazione muscolare), stati confusionari, difficoltà nella chiarezza del pensiero, affaticamento costante, ansia e disturbi del sonno.

Vista la sua importanza nel sostenere la salute scheletrica, le implicazioni dell’ipovitaminosi D abbracciano patologie legate al metabolismo osseo, come il rachitismo, l’osteomalacia e l’osteoporosi. La carenza di vitamina D può altresì favorire la parodontite, una condizione dentale anche nota come piorrea, causata dalla debolezza delle ossa mascellari.

Il deficit di vitamina D pare correlarsi anche con diverse altre condizioni mediche, tra cui diabete, ipertensione, cancro, disturbi neurologici (come la sclerosi multipla) e reumatici (come la fibromialgia). Ulteriori ricerche hanno evidenziato un legame tra carenza di vitamina D e disturbi dermatologici quali prurito, orticaria e allergie alimentari.

Qualora si verifichi una carenza di vitamina D in gravidanza, è possibile che anche il feto presenti livelli ridotti di tale vitamina.

Diagnosi della carenza da vitamina D

La diagnosi di insufficienza di vitamina D è ottenuta tramite il test di misurazione del 25-OH-D (calcidiolo o 25-idrossicalciferolo), la forma in cui la vitamina D circola nel flusso sanguigno. Questo esame viene eseguito utilizzando un campione di sangue.

La carenza di vitamina D può derivare da varie circostanze: un apporto alimentare inadeguato o un incremento del fabbisogno, un assorbimento intestinale compromesso, una limitata esposizione ai raggi solari (in particolare ai raggi UVB) o l’uso eccessivo di creme solari, una ridotta attività all’aperto, carnagione scura, e la residenza in aree geografiche distanti dall’equatore.

Inoltre, la mancanza di vitamina D può essere connessa a fattori che ostacolano la sua conversione nella forma attiva all’interno dell’organismo, come nelle circostanze di patologie renali o epatiche, oppure l’assunzione di farmaci come gli ipocolesterolemizzanti, antiepilettici, glucocorticoidi (ormoni steroidei), antimicotici e terapie per l’HIV.

I fattori di rischio più comuni associati all’insufficienza di vitamina D includono il fumo di sigaretta, l’età avanzata, l’obesità, l’allattamento al seno (poiché il latte materno rappresenta una fonte limitata di vitamina D), la malattia di Crohn, la celiachia, interventi di bypass gastrico, patologie renali ed epatiche.

Inoltre, un rischio maggiore di carenza di vitamina D è riscontrato tra gli individui affetti da osteoporosi, iperparatiroidismo (una condizione caratterizzata da un eccesso di ormone paratiroideo) e linfomi. Questo rischio aumenta anche tra i pazienti colpiti da patologie granulomatose (caratterizzate dalla formazione di granulomi, reazioni infiammatorie, in vari organi), come la sarcoidosi, la tubercolosi e l’istoplasmosi.

Nel tessuto cerebrale, si trovano abbondanti recettori specifici per la vitamina D, e questa connessione non è affatto casuale. Infatti, la vitamina D svolge un ruolo cruciale nel favorire lo sviluppo e il corretto funzionamento del cervello, come evidenziato da numerose ricerche scientifiche. I risultati di diversi studi hanno anche rivelato che la vitamina D agisce come una sostanza neurotrofica, contribuendo alla riparazione dei danni ai nervi e promuovendo la loro crescita in modo positivo. Inoltre, questa preziosa vitamina si dimostra un efficace alleato contro la neurotossicità e si rivela un importante scudo protettivo contro il declino cognitivo. Ciò significa che un deficit di vitamina D potrebbe compromettere seriamente le funzioni cognitive del cervello. In effetti, la carenza di vitamina D è stata associata a diversi disturbi neuropsichiatrici, tra cui demenza, morbo di Parkinson, sclerosi multipla, epilessia e schizofrenia.

Studi condotti su persone anziane hanno inoltre rilevato una correlazione significativa tra livelli più bassi di 25-idrossivitamina D e performance cognitive inferiori, mentre livelli più elevati di questa sostanza sono stati associati a migliori prestazioni cognitive. Questi dati mettono in luce l’importanza cruciale della vitamina D nella salute cerebrale e nel mantenimento delle funzioni cognitive ottimali.



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