Febbre: cause, sintomi, valori, rimedi e segnali d’allarme. Scopri come misurarla correttamente e quando è il caso di contattare il medico

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La febbre non è una malattia autonoma, ma un segnale: indica che la temperatura corporea è salita oltre i valori abituali e, nella maggior parte dei casi, riflette una risposta dell’organismo contro un’infezione o un’altra condizione che altera l’equilibrio interno. La temperatura normale non è identica per tutti: cambia da persona a persona, oscilla nell’arco della giornata ed è influenzata anche dal punto in cui viene rilevata. In media si aggira intorno ai 37 °C, ma può muoversi entro un intervallo fisiologico più ampio.

Dal punto di vista biologico, la febbre nasce quando l’ipotalamo, cioè il “termostato” del corpo, alza il proprio punto di regolazione. Questo avviene soprattutto in risposta a sostanze prodotte da microbi o dal sistema immunitario, come alcune citochine; fra i mediatori coinvolti compare anche la prostaglandina E2. Per questo, nella fase iniziale, possono comparire brividi e vasocostrizione: il corpo cerca di produrre e trattenere calore fino a raggiungere il nuovo livello impostato. È importante distinguere la febbre dall’ipertermia: nella febbre il set point cambia, nell’ipertermia no.

Quando è da considerarsi l’inizio della febbre?

Qual è la temperatura considerata febbre? Nella pratica clinica, molti riferimenti considerano febbre una temperatura di 38 °C o superiore. L’ISS distingue inoltre diversi gradi: febbricola fino a 38 °C, febbre lieve tra 38 e 38,5 °C, moderata tra 38,5 e 39 °C, elevata tra 39 e 39,5 °C e iperpiressia tra 39,5 e 41 °C. Lo stesso aumento termico, però, va letto con buon senso: una febbre anche alta può comparire in comuni infezioni virali, mentre alcune infezioni serie, specie nei più piccoli, possono manifestarsi con febbre modesta o persino con temperatura insolitamente bassa.

I sintomi associati non dipendono solo dal numero sul termometro. Una persona con febbre può sentirsi accaldata oppure avere freddo, tremori, sudorazione, cute calda e arrossata, stanchezza e malessere generale. A questi segni possono aggiungersi disturbi legati alla causa di base, come tosse, mal di gola, dolori muscolari, nausea, mal di testa, dolore addominale o difficoltà respiratoria. Per questo la febbre va sempre interpretata dentro un quadro più ampio, non come dato isolato.

Tabella dei sintomi associati:

AmbitoSintomi associatiCome interpretarliFonte
Fase iniziale del rialzo termicoBrividi, tremori/shivering, sensazione di freddoSono tra i segni più tipici quando il corpo sta “alzando” la temperatura regolata internamente.(MSD Manuals)
Fase di febbre in attoSensazione di caldo, pelle calda al tatto, possibile arrossamento cutaneo, malessere/discomfortQuesti sono i sintomi più direttamente attribuibili alla febbre stessa.(MSD Manuals)
Quando la febbre calaSudorazione anche abbondanteÈ tipica della fase in cui l’organismo disperde calore.(MSD Manuals)
Sintomi “insieme alla febbre” ma non causati dalla febbre in séDipendono soprattutto dalla malattia di baseTosse, mal di gola, nausea, rash, dolore urinario, cefalea intensa, rigidità del collo, dispnea ecc. vanno letti come segni della causa sottostante più che del rialzo termico in sé.(MSD Manuals)

Cause frequenti

Le cause più frequenti sono le infezioni, soprattutto quelle respiratorie, gastrointestinali, urinarie e cutanee; molte forme acute delle vie respiratorie e dell’apparato digerente sono di origine virale. Ma la febbre può comparire anche in malattie infiammatorie, colpi di calore, reazioni a farmaci o vaccini, tumori ed esiti post-operatori. Inoltre, contatti con persone malate, epidemie locali, viaggi recenti, alimenti contaminati o esposizione a vettori come zanzare e zecche possono orientare verso cause specifiche.

Alcuni quadri specifici in cui la febbre si associa a sintomi caratteristici:

Quadro clinicoSintomi che si associano spesso alla febbreNota utileFonte
InfluenzaEsordio brusco, brividi, tosse, mal di gola, naso chiuso o che cola, dolori muscolari, cefalea, stanchezza; talvolta vomito o diarrea, più spesso nei bambiniNon tutte le persone con influenza hanno febbre.(CDC)
COVID-19Brividi, tosse, fiato corto o difficoltà respiratoria, mal di gola, congestione o rinorrea, perdita nuova di gusto o olfatto, stanchezza, dolori muscolari, cefalea, nausea/vomito, diarreaI sintomi possono cambiare con le varianti e con lo stato vaccinale.(CDC)
MeningiteCefalea, rigidità del collo, nausea, vomito, fotofobia, confusione/alterazione dello stato mentaleNei lattanti i segni possono essere meno “classici”: irritabilità, scarso appetito, vomito, fontanella bombata.(CDC)
Infezione urinaria bassa / pielonefriteBruciore urinario, urgenza e frequenza minzionale, urine torbide o con sangue, cattivo odore; se il rene è coinvolto: brividi, dolore al fianco/schiena/inguine, nausea, vomito, affaticamentoNegli anziani la confusione può essere un segno rilevante.(MedlinePlus)
Mononucleosi infettiva (glandular fever)Linfonodi ingrossati, mal di gola, cefalea, grande stanchezza, talvolta rashIl senso di spossatezza può durare settimane.(nhs.uk)
ScarlattinaMal di gola, linfonodi del collo ingrossati, poi rash ruvido tipo “carta vetrata”, lingua bianca inizialmente e poi “a fragola”, guance arrossateIl rash compare spesso 12–48 ore dopo i primi sintomi.(nhs.uk)
MalariaBrividi, cefalea, dolori muscolari, stanchezza, nausea, vomito, diarrea; quadro simil-influenzalePuò evolvere in anemia/ittero e, nei casi gravi, insufficienza renale, convulsioni o confusione.(CDC)
DengueFebbre alta, cefalea intensa, dolore dietro gli occhi, dolori muscolari e articolari, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, rashI segni di dengue grave possono comparire quando la febbre scende: dolore addominale forte, vomito persistente, respiro rapido, sanguinamento, estrema debolezza.(Organizzazione Mondiale della Sanità)
Febbre tifoideFebbre alta prolungata, stanchezza, cefalea, nausea, dolore addominale, stipsi o diarrea; in alcuni casi rashI sintomi sono poco specifici e possono somigliare ad altre malattie febbrili.(Organizzazione Mondiale della Sanità)

Le infezioni virali sono tra le cause più comuni dell’aumento della temperatura corporea. In molti casi interessano le vie respiratorie o l’apparato gastrointestinale e possono accompagnarsi a tosse, mal di gola, naso che cola, dolori muscolari, malessere generale, nausea, vomito o diarrea. Proprio perché i virus danno quadri molto diversi tra loro, non conta solo la temperatura registrata, ma l’insieme dei sintomi presenti e la loro evoluzione nelle ore o nei giorni successivi.

Anche i batteri possono provocare un rialzo della temperatura, soprattutto quando l’infezione coinvolge gola, orecchie, polmoni, pelle o vie urinarie. In questi casi il quadro clinico tende a essere più localizzato: possono comparire dolore alla gola, tosse con peggioramento respiratorio, bruciore durante la minzione, dolore al fianco, arrossamento cutaneo o secrezioni. La sede dei disturbi associati aiuta molto più del solo numero sul termometro a orientare la valutazione clinica.

Non sempre l’alterazione della temperatura dipende da un’infezione. In alcuni casi può comparire anche in corso di malattie infiammatorie, reazioni a farmaci, trombosi, embolia polmonare, tiroidite, sarcoidosi o patologie intestinali infiammatorie. Questo significa che, soprattutto quando il disturbo dura o non si accompagna ai classici segni di un’infezione comune, bisogna considerare anche cause non microbiche e leggere il sintomo dentro un quadro più ampio.

Quanto conta misurare bene la febbre

Misurarla bene conta più di quanto si creda. Negli adulti un termometro digitale usato correttamente sotto la lingua o, in alternativa, all’ascella, è una soluzione comune; in generale le misurazioni orale e rettale sono tra le più vicine alla temperatura corporea centrale, mentre orecchio e fronte sono più pratici ma meno precisi. Nei bambini, l’Ospedale Bambino Gesù raccomanda a domicilio il termometro elettronico in sede ascellare; la misurazione rettale non dovrebbe essere abituale sotto i 5 anni, salvo eccezioni nei primi mesi di vita. Le strisce frontali non sono considerate affidabili e i termometri a mercurio sono sconsigliati.

Indicazioni generiche per la febbre

Nella maggior parte dei casi, soprattutto se la febbre accompagna un raffreddore o un’altra infezione virale comune, bastano riposo, liquidi e osservazione. Non sempre è necessario abbassarla a ogni costo: le febbri lievi possono avere un ruolo utile nella risposta contro i microbi. Quando però provoca vero malessere, si possono usare antipiretici come paracetamolo o ibuprofene, seguendo le dosi corrette. Nei bambini lo scopo del farmaco non è “normalizzare” il termometro, ma alleviare il disagio; inoltre gli antipiretici non cambiano il decorso della malattia e non prevengono le convulsioni febbrili. Nei piccoli l’aspirina non va somministrata se non su indicazione medica.

Le misure fisiche improprie restano un errore frequente. Coprire troppo chi ha i brividi, usare ghiaccio, bagni freddi o frizioni con alcol può peggiorare il disagio e favorire il tremore, che aumenta ulteriormente la temperatura interna. Le buone pratiche consigliano di insistere piuttosto su abiti leggeri, ambiente non eccessivamente caldo, buona idratazione e monitoraggio dello stato generale; nelle indicazioni pediatriche italiane non sono raccomandate neppure le spugnature con acqua o alcol.

Negli adulti la febbre richiede una valutazione medica soprattutto quando raggiunge o supera circa 39,4 °C, quando non migliora o peggiora nonostante le cure domiciliari, oppure quando dura oltre 48-72 ore. Va considerata urgente se si accompagna a forte mal di testa, rash, rigidità del collo, confusione, vomito persistente, dolore toracico, difficoltà respiratoria, dolore addominale, dolore urinario o convulsioni. Temperature oltre 40,5-40,6 °C meritano un’attenzione immediata, anche se il contesto clinico resta decisivo.

Nei neonati e nei bambini piccoli la soglia di attenzione è più bassa. Un lattante sotto i 3 mesi con temperatura rettale di 38 °C o più deve essere valutato subito. Tra 3 e 6 mesi, una temperatura oltre 38,9 °C oppure un bambino irritabile, molto abbattuto o sofferente richiede contatto medico. Tra 7 e 24 mesi, una febbre oltre 38,9 °C che dura più di un giorno senza altri sintomi va comunque segnalata. In generale, contano molto anche il comportamento e i segni associati: sonnolenza marcata, scarso contatto, rifiuto di bere, difficoltà respiratoria, pelle pallida o marmorizzata, macchie che non scompaiono alla pressione, cefalea intensa, rigidità del collo, convulsioni, temperatura oltre 40 °C o febbre persistente oltre 48 ore sono campanelli d’allarme concreti.

Un capitolo a parte riguarda le convulsioni febbrili. Possono comparire in alcuni bambini durante un episodio febbrile e, per quanto molto impressionanti, di solito non provocano danni permanenti. In genere durano 2-3 minuti e raramente superano i 10 minuti. Se si verificano, è necessario far valutare il bambino; se la crisi supera i 5 minuti o il recupero non è rapido, serve assistenza urgente. Anche per questo il punto non è inseguire ossessivamente il numero della temperatura, ma riconoscere il quadro generale e i segnali che fanno la differenza.