L’acondroplasia è una malattia genetica che rientra tra le displasie scheletriche, ovvero un gruppo di patologie che determinano un'anomalia nella crescita dell’apparato scheletrico
Questa condizione, l’acondroplasia, si manifesta con una marcata bassa statura, accompagnata da arti corti e sproporzionati rispetto a un tronco di dimensioni normali, un capo di grandi dimensioni e una fronte prominente. La prevalenza è stimata intorno a un caso ogni 25.000 nati vivi.
Cause genetiche ed ereditarietà
La causa principale dell’acondroplasia è una mutazione nel gene FGFR3, situato sul braccio corto del cromosoma 4 (4p16.3). Questo gene codifica un recettore implicato nella regolazione della crescita ossea. La malattia si trasmette con modalità autosomica dominante: è sufficiente una sola copia del gene alterato per manifestare i sintomi. Circa il 20% dei pazienti ha ereditato la mutazione da un genitore affetto, mentre nell’80% dei casi si tratta di nuove mutazioni (mutazioni de novo), non presenti in altri membri della famiglia. Due specifiche mutazioni (c.1138G>A e c.1138G>C) sono responsabili della quasi totalità dei casi.

I sintomi dell’acondroplasia coinvolgono numerosi sistemi corporei e variano in base alla fase della vita del paziente. Riconoscere precocemente queste manifestazioni è fondamentale per impostare un percorso terapeutico e riabilitativo personalizzato, volto a prevenire complicanze e migliorare la qualità della vita. Una gestione multidisciplinare e attenta alle esigenze individuali è il cardine di un’assistenza efficace
I segni dell’acondroplasia sono visibili fin dalla nascita o nei primissimi mesi di vita. I neonati hanno in genere una lunghezza media di circa 47 cm, con peso nella norma. Le braccia e le cosce risultano più corte rispetto ad avambracci e gambe. La testa è sproporzionata, con una fronte sporgente e una base nasale schiacciata. La colonna vertebrale può presentare inizialmente una cifosi dorsale che tende poi a evolvere in un’accentuata lordosi lombare. Le mani sono tozze e larghe, con un caratteristico aspetto “a tridente“. Anche i piedi sono corti, larghi e piatti.
Sintomi di acondroplasia
L’acondroplasia, oltre a essere riconoscibile per le sue peculiari caratteristiche fisiche, si accompagna a un insieme articolato di sintomi che interessano principalmente l’apparato scheletrico, ma che possono estendersi anche a livello neurologico, respiratorio e sensoriale. I segni clinici si manifestano con diversa intensità a seconda dell’età e della gravità della condizione. Possiamo suddividerli in manifestazioni frequenti e sintomi meno comuni, ma potenzialmente rilevanti dal punto di vista clinico.
Alterazioni scheletriche e muscolari
Una delle manifestazioni principali dell’acondroplasia riguarda la bassa statura accompagnata da disproporzione tra arti e tronco. In particolare, si osserva brachidattilia, ovvero dita delle mani e dei piedi eccessivamente corte, come abbiamo appena definito, “a tridente”.
Frequentemente si rileva ipertrofia del capo (macrocefalia), con possibile dolicocefalia (allungamento antero-posteriore del cranio) e micrognazia (sviluppo ridotto della mandibola). La combinazione di questi tratti può influire sulla funzione respiratoria e sull’articolazione della parola.
A livello della colonna vertebrale, è comune una lordosi lombare accentuata, spesso accompagnata da cifosi toracica nei primi mesi di vita. Tali alterazioni possono portare a dolori dorsali e lombari cronici, rigidità articolare e difficoltà motorie, che si associano frequentemente a una ipotonìa muscolare (ridotto tono muscolare), presente sin dall’infanzia e responsabile di un ritardo nello sviluppo motorio.
In alcuni casi, il tono muscolare può ridursi ulteriormente nel tempo, evolvendo in ipotrofia o atrofia muscolare, condizione che comporta una perdita di massa e forza dei muscoli, specialmente agli arti inferiori, con possibile difficoltà nella deambulazione o dolore alle gambe e alle ginocchia.
L’acondroplasia rappresenta una delle forme più comuni di displasia scheletrica, nella maggior parte dei casi causata da alterazioni del gene FGFR3. La diagnosi è basata su segni clinici e radiologici, con conferma genetica. Sebbene non esista una cura definitiva, un’adeguata presa in carico medica può migliorare significativamente la qualità della vita dei pazienti, riducendo il rischio di complicanze e favorendo una buona integrazione sociale.
Disturbi neurologici e compressivi
Un altro sintomo non trascurabile è la stenosi del canale vertebrale, specialmente in regione lombare, che può generare compressioni neurologiche e provocare parestesie (formicolii), paraplegia (paralisi degli arti inferiori), atassia (alterazioni dell’equilibrio e della coordinazione), fino a vere e proprie paralisi muscolari nei casi più gravi.
Il restringimento del forame magno, ossia l’apertura alla base del cranio attraverso cui passa il midollo spinale, può causare ipertensione endocranica, idrocefalo (accumulo di liquido cerebrospinale), e in casi critici dispnea (difficoltà respiratoria), apnee notturne e compromissione del tronco encefalico.
Manifestazioni respiratorie e otorinolaringoiatriche
A causa delle alterazioni della struttura cranio-facciale e dell’ingombro delle vie respiratorie superiori, i pazienti possono soffrire di apnee ostruttive del sonno, che si manifestano con russamento frequente, voce nasale, sonnolenza diurna e stanchezza cronica.
Non sono rari episodi ricorrenti di otite media, che, se non trattata, può provocare ipoacusia (perdita dell’udito). Inoltre, l’anatomia ristretta delle vie aeree e l’ipertrofia delle adenoidi e delle tonsille possono aggravare la compromissione respiratoria.
Altri sintomi e condizioni associate
In età adulta, uno dei problemi secondari più frequenti è l’aumento ponderale: l’obesità, oltre a peggiorare le difficoltà motorie e respiratorie, contribuisce ad aggravare il sovraccarico articolare e le patologie cardiovascolari.
Tra i sintomi più rari, ma clinicamente rilevanti, si segnalano:
- otalgia (dolore auricolare)
- dolore all’anca
- ipospadia (anomalia dell’uretra nei maschi)
- idrope fetale (accumulo anomalo di liquidi nei neonati)
Queste condizioni, pur meno frequenti, richiedono una sorveglianza attenta e un intervento medico tempestivo.
Nel corso dell’infanzia si può osservare una riduzione del tono muscolare (ipotonia), che comporta un ritardo nello sviluppo motorio, mentre le capacità intellettive sono di norma nella media. Negli adulti, l’altezza finale è sensibilmente inferiore rispetto alla media: circa 130 cm per i maschi e 127 cm per le femmine.
Le complicanze dell’acondroplasia sono varie e colpiscono diversi sistemi. Nei neonati, una conformazione anomala del forame magno può causare compressioni neurologiche pericolose, con apnee centrali. In età infantile, si osservano frequentemente otiti medie ricorrenti che possono portare a perdita dell’udito. Le deformità scheletriche, come ginocchia vare e curvatura delle gambe, possono provocare dolori articolari e difficoltà motorie. In età adulta sono comuni la stenosi lombare del canale spinale, con deficit neurologici, e le patologie cardiovascolari. L’obesità è un’altra condizione frequente nei pazienti acondroplastici.
Diagnosi di acondroplasia
La diagnosi dell’acondroplasia si basa su un’attenta valutazione clinica e radiologica. Le immagini dello scheletro rivelano alterazioni caratteristiche a livello del bacino, della colonna e del femore. L’analisi genetica rappresenta un ulteriore strumento di conferma, permettendo l’identificazione della mutazione nel gene FGFR3 nella quasi totalità dei pazienti.
È importante distinguere l’acondroplasia da altre condizioni simili, come l’ipocondroplasia, il nanismo tanatoforo o la sindrome SADDAN. La diagnosi prenatale è possibile in caso di sospetto ecografico (accorciamento degli arti nel terzo trimestre) o in presenza di un genitore affetto. In tali situazioni si può ricorrere all’analisi del DNA fetale. Alcuni centri specializzati offrono anche la diagnosi genetica preimpianto.
La presa in carico dei pazienti è multidisciplinare e precoce. È fondamentale sottoporre i neonati a esami per valutare eventuali compressioni a livello cerebrale o cervicale. In caso di apnee notturne, si può intervenire con adenotonsillectomia, terapia ventilatoria o controllo del peso corporeo. Le infezioni dell’orecchio devono essere trattate tempestivamente e le problematiche uditive richiedono una valutazione specifica. Il supporto psicologico e sociale è consigliato sin dalla giovane età. Le deformità scheletriche significative possono essere corrette chirurgicamente, mentre in età adulta può rendersi necessaria una laminectomia. L’allungamento degli arti resta un’opzione controversa.
Sebbene l’acondroplasia comporti una riduzione della statura e numerose complicazioni, l’aspettativa di vita è solo leggermente inferiore a quella della popolazione generale. Tuttavia, durante l’infanzia esiste un maggiore rischio di mortalità legato a complicanze neurologiche e respiratorie. In assenza di questi eventi critici, molte persone con acondroplasia conducono una vita relativamente normale sotto il profilo intellettivo e sociale.





