Sintomi, cause e cura dell'acne vulgaris, il cui impatto psicologico può influenzare l'autostima, la vita sociale e il benessere emotivo, soprattutto negli adolescenti
L’acne vulgaris è una patologia infiammatoria cronica delle unità pilosebacee, ossia i follicoli piliferi e le relative ghiandole sebacee. Questa condizione è caratterizzata dalla comparsa di diverse lesioni cutanee, come comedoni (punti neri e bianchi), noduli, pustole, papule e talvolta vere e proprie cisti. Le regioni del corpo più colpite sono in primis il volto, ma non secondarie sono anche la parte alta del torace e della schiena, dove le ghiandole sebacee sono più numerose e producono delle vere e proprie pustole che spesso convergono in cisti (se associate ad esempio ad attività sportiva e di intensa protatratta sudorazione).
È estremamente diffusa: negli Stati Uniti, si stima che circa il 70% delle persone ne soffra almeno una volta nella vita. Sebbene colpisca prevalentemente durante l’adolescenza a causa delle modificazioni ormonali, può persistere o insorgere anche in età adulta. Anche in Italia, l’acne vulgaris rappresenta una patologia dermatologica largamente diffusa, in particolare tra adolescenti e giovani adulti. La prevalenza tra i soggetti in età adolescenziale varia tra il 70% e l’87%, senza importanti differenze di predisposizione ormonale o genetica tra maschi e femmine.

Approccio integrato e supporto psicologico per migliorare la qualità della vita, nell’acne vulgaris: cause, diagnosi e cura
Un’indagine che è stata recentemente condotta su ragazzi italiani tra i 9 ed i 14 anni ha evidenziato una frequenza del 34,3% di manifestazioni acneiche, con un aumento direttamente proporzionale all’età: dal 6% a 9 anni fino al 36,3% oltre i 13 anni. A livello mondiale, si stima che l’acne interessi il 9,4% della popolazione, con incidenza nella fascia d’età compresa tra i 12 e i 25 anni. Tra i 16 e i 24 anni la prevalenza è pari al 28,3%, mentre nella fascia tra i 25 e i 39 anni si attesta al 19,3%.
L’acne ha ovviamente un’origine multifattoriale, che è determinata da influenze genetiche, ormonali e ambientali: tra i principali fattori di rischio si annoverano anche l’ereditarietà, l’età, l’indice di massa corporea (BMI) e il tipo di pelle. Ma anche lo stile di vita dell’adolescente, lo stress psicofisico e lo stato psicologico dell’individuo.
Meccanismi patogenetici dell’acne volgare
Lo sviluppo dell’acne è quindi multifattoriale e coinvolge quattro processi fondamentali, nell’ordine:
- Iperproduzione di sebo, legata principalmente alla stimolazione androgenica;
- Ostruzione del follicolo pilifero, causata dall’accumulo di sebo e cellule cheratinizzate;
- Colonizzazione batterica del follicolo, soprattutto da Cutibacterium acnes (ex Propionibacterium acnes), un batterio anaerobio normalmente presente sulla pelle;
- Attivazione della risposta infiammatoria, con rilascio di mediatori che provocano l’infiammazione.
- Questi processi interagiscono generando diverse forme cliniche di acne, che possono essere non infiammatorie (comedoni) o infiammatorie (papule, pustole, noduli, cisti).
Queste sono le fasi di formazione del “brufolo“, il comedone che spesso e volentieri ci invita a schiacciarlo con le dita per rimuoverlo perché antiestetico alla vista. In realtà, in questo caso attiveremo soltanto la diffusione batterica del contenuto (il sebo), che stimolato dalla produzione ormonale, andrà a intaccare le zone cutanee periferiche. La colonizzazione batterica è estremamente difficile da combattere se le condizioni cutanee favoriscono la proliferazione, anche perché solitamente si tratta di batteri anerobi.
Cause principali dell’acne vulgaris
Il fattore scatenante più comune è la pubertà, durante la quale l’incremento degli androgeni stimola la secrezione sebacea e l’ipercheratinizzazione. Ma non è soltanto lo sviluppo che andrà ad incidere sull’acne vulgaris. Ad esempio, ci sono anche fattori che provocano acne tardive, sopra i 25 anni e sono causate da una varianza di fattori, spesso concomitanti. Entrando nello specifico, altri fattori che possono contribuire includono:
- Fluttuazioni ormonali durante il ciclo mestruale o in gravidanza;
- Uso di cosmetici e prodotti occlusivi;
- Abbigliamento aderente o frizione meccanica;
- Esposizione a elevata umidità o sudorazione intensa.
Falsi miti da sfatare includono l’associazione tra acne e igiene insufficiente, masturbazione, cioccolato o attività sessuale.
Altristudi scientifici suggeriscono un possibile legame tra acne e dieta ad alto indice glicemico o consumo di latticini, sebbene non esistano prove definitive. Anche alcune patologie metaboliche (come l’iperinsulinismo) e farmaci (come corticosteroidi, litio, isoniazide, fenitoina) possono peggiorare la condizione.

Tipi di acne e manifestazioni cutanee
Manifestazioni cliniche dell’acne
Le lesioni acneiche si presentano in forme e stadi evolutivi differenti, spesso coesistenti nello stesso individuo. Quindi l’acne non è un processo univoco, che si crea e manifesta allo stesso modo, ma ci possono essere manifestazioni diverse che richiedono trattamenti diversi.
- Comedoni: i chiusi (punti bianchi) appaiono come rilievi biancastri sottopelle, mentre gli aperti (punti neri) mostrano un centro scuro.
- Papule e pustole: rilievi infiammati rossi, le papule sono più profonde, le pustole più superficiali e contenenti pus.
- Noduli: lesioni più grandi e profonde, che coinvolgono più follicoli.
- Cisti: noduli suppurativi che, se persistenti, possono evolvere in ascessi e lasciare cicatrici permanenti.
Forme cliniche particolarmente gravi includono:
- Acne conglobata: grave, con comedoni fistolizzati, ascessi e cicatrici atrofiche o cheloidee.
- Acne fulminante: caratterizzata da ulcerazioni, febbre, dolori articolari e sintomi sistemici.
- Pioderma facciale: una variante severa che colpisce improvvisamente il volto, spesso in giovani donne, anche in gravidanza.
Diagnosi e classificazione
La diagnosi di acne si basa sull’esame clinico delle lesioni. È importante distinguere l’acne da condizioni simili come:
- Rosacea, priva di comedoni;
- Dermatite periorale, più localizzata intorno a bocca e occhi;
- Eruzioni acneiformi da farmaci, in cui le pustole sono omogenee nella fase evolutiva.
La gravità dell’acne è classificata come:
- Lieve: comedoni e papule/pustole isolate;
- Moderata: lesioni più estese e infiammatorie;
- Grave: noduli, cisti, acne conglobata o fulminante.
È fondamentale anche valutare l’impatto psicologico della malattia, che può compromettere la qualità della vita, specialmente nei giovani. L’acne vulgaris, oltre a essere una condizione dermatologica molto diffusa, può avere un impatto psicologico significativo, soprattutto nei soggetti più giovani. Il coinvolgimento della pelle del viso, spesso vissuta come parte centrale dell’identità e dell’autostima, rende questa patologia particolarmente sensibile dal punto di vista emotivo e sociale.
Chi soffre di acne tende frequentemente a sviluppare una percezione negativa della propria immagine corporea. Le lesioni visibili, come papule, pustole o cicatrici, possono causare imbarazzo e vergogna, portando a una riduzione dell’autostima. Questo effetto è più accentuato in età adolescenziale, una fase in cui l’accettazione sociale e l’aspetto esteriore assumono un’importanza cruciale. In molti casi, l’acne può portare a forme di isolamento e ritiro sociale. Chi ne è affetto può evitare situazioni pubbliche, eventi scolastici o attività di gruppo per il timore di essere giudicato o deriso. Questo può contribuire a sentimenti di esclusione, solitudine e frustrazione.
Diversi studi clinici hanno evidenziato un’associazione tra acne e sintomi depressivi o ansiosi. Nei casi più eloquenti, la condizione può anche incidere sul rendimento scolastico o lavorativo, e peggiorare la qualità della vita. Alcuni pazienti arrivano a sviluppare veri e propri disturbi psicologici, come la dismorfofobia (una percezione distorta del proprio aspetto).
L’impatto psicologico dell’acne non dipende necessariamente dalla gravità clinica della malattia: anche forme lievi possono generare un disagio marcato, se vissute come invalidanti dal punto di vista soggettivo. La qualità della vita può risultarne compromessa in diversi ambiti: relazionale, scolastico, affettivo e lavorativo.
Trattamento dell’acne e strategie terapeutiche
La terapia dell’acne ha diversi obiettivi, sia dal punto di vista clinico che psicologico. Si punta a ridurre le lesioni cutanee visibili e a prevenire la formazione di nuove manifestazioni, controllando al contempo l’infiammazione e il rischio di infezioni. Un intervento tempestivo consente anche di evitare la comparsa di cicatrici permanenti. Inoltre, il trattamento mira a migliorare la qualità della vita della persona, affrontando anche le conseguenze emotive e sociali della patologia. È essenziale una gestione a lungo termine per mantenere i risultati raggiunti e prevenire eventuali recidive. La scelta varia in base alla gravità del quadro clinico e può includere trattamenti topici, farmaci sistemici e, nei casi più complessi, un approccio multidisciplinare.
Il trattamento dell’acne varia in base alla severità e include approcci topici e sistemici, con l’obiettivo – nell’ordine – di:
- Ridurre la produzione di sebo;
- Normalizzare la cheratinizzazione;
- Contrastare la proliferazione batterica;
- Controllare l’infiammazione.
Terapie per l’acne lieve:
- Retinoidi topici (tretinoina, adapalene, tazarotene);
- Perossido di benzoile;
- Antibiotici topici (clindamicina, eritromicina);
- Acido azelaico e acido salicilico.
Per l’acne moderata:
- Antibiotici orali (doxiciclina, minociclina, sareciclina, tetraciclina);
- Combinazione con terapie topiche.
Per l’acne grave e cistica:
- Isotretinoina orale, efficace ma da usare sotto stretto controllo medico per il rischio di effetti avversi gravi;
- Triamcinolone intralesionale per noduli infiammati;
- Antiandrogeni come lo spironolattone o contraccettivi orali combinati nelle donne.
Nuove opzioni dermatologiche includono il clascoterone, un antiandrogeno topico per adolescenti e adulti, e terapie fotodinamiche con luce, benché le evidenze di efficacia sull’argomento siano ancora limitate.
Gestione a lungo termine e prevenzione delle recidive
Il trattamento deve durare almeno 6-12 settimane prima di valutare l’efficacia. Una volta ottenuto il controllo, è consigliata una terapia di mantenimento. L’igiene quotidiana con detergenti delicati (1-2 volte al giorno) è utile, ma un’eccessiva pulizia o l’uso di prodotti aggressivi può peggiorare la situazione. Sebbene l’efficacia di modifiche dietetiche sia controversa, una dieta a basso indice glicemico e una riduzione del consumo di latte possono essere utili in alcuni pazienti.
L’aderenza terapeutica (l’attenersi alla posologia e al dosaggio) è cruciale per il successo: molti fallimenti derivano da un uso scorretto o irregolare dei farmaci. Per questo motivo, è spesso utile affiancare al trattamento una educazione del paziente e un follow-up regolare.
L’acne vulgaris, se trattata correttamente, tende a migliorare o risolversi con il tempo. Tuttavia, le forme più severe possono lasciare esiti cicatriziali permanenti, per cui è importante iniziare un trattamento tempestivo e adeguato.





